Ricordando la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Di Matteo Libertino

Quelle maledette 10:25

Era un normale giorno d’Agosto a Bologna, di quelle giornate dove si pensa soltanto a partire e godersi le meritate vacanze estive o dove magari i numerosissimi studenti fuori sede approfittano per tornare dalle proprie famiglie, ma purtroppo non era il solito giorno d’agosto era il 2 agosto 1980. Le 10.25 del 2 Agosto. Il giorno in cui un esplosione decide di incidere questa giornata nella memoria di tutti noi ed in tutti i libri di storia.

L’orologio della stazione di Bologna segna ancora quelle maledette 10:25, l’ora in cui l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro, la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati, ridotto ad un groviglio di lamiere dilaniate e incandescenti anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, che il fato ha voluto fermo sul primo binario per un ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, investito dalle macerie della stazione che non lasciano scampo agli ignari passeggeri.

Le cronache ci consegnano un vero e proprio bollettino di guerra: 85 morti e 200 feriti il bilancio finale, di quella che senza tema di smentita, è la strage più sanguinaria della storia del nostro paese.

Il grande cuore italiano, come sempre in queste occasioni, si dimostra subito con centinaia tra i cittadini più disparati che si riversano in zona stazione per dare una mano. Agli autisti di bus viene dato il compito più ingrato, trasportare le salme delle vittime della strage e purtroppo se ne trovano moltissime scavando anche a mani nude tra le macerie e le polvere che la bomba ha lasciato dietro di sé. Anche il presidente della repubblica Sandro Pertini si precipita alla stazione centrale di Bologna ed anche per lui la commozione e lo sgomento sono impossibili da nascondere, anche per uomo come lui che ha vissuto la guerra certe immagini non posso che dare un colpo al cuore.

Gli investigatori si mettono subito al lavoro per cercare di individuare la causa di quel disastro, si inizia dalle ipotesi più disparate e logiche, lo scoppio di una caldaia o una fuga di gas improvvisa, ma da uno studio del luogo da dove è partito tutto è chiaro che non può essere scaturita né dall’una né dall’altra ed allora è tristemente chiaro che la deflagrazione è dovuta allo scoppio di una bomba ad alto potenziale.

Ai nostri giorni una cosa del genere sarebbe del tutto impensabile, ma quel 2 agosto va contestualizzato nel periodo storico che si viveva in quel lontano 1980, erano gli anni di piombo. Anni di contestazione politica che vedeva protagonisti gruppi politici armati, sia di destra che di sinistra, anni in cui la strategia della tensione la faceva da padrona, anni in cui non era raro sentir parlare di gambizzazioni, anni in cui si confondeva la lotta politica con la vigliaccheria del terrorismo, anni dove si pensava di far politica trucidando ignari cittadini che avevano la sola colpa di trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato, anni in cui non era cosi raro sentir parlare di esplosioni di ordigni (molti storici, infatti, datano l’inizio di questa stagione con l’attentato di piazza Fontana).

Da quel lontano 2 Agosto 1980 poco o nulla si sa sui mandati e sugli esecutori della strage, si parla di gruppi neofascisti armati, terroristi libici e mediorientali, servizi segreti deviati con l’esecuzione materiale di gruppi criminali organizzati, si parla anche dello zampino di Licio Gelli maestro venerabile della loggia P2 ed altre decine di piste sono state prese in considerazione. Purtroppo come spesso è accaduto per molte vicende simili e collegate alla strage di Bologna la verità si è persa tra i meandri di numerosi depistaggi ed interessi che definire oscuri è fin troppo poco.

L’unica cosa certa è che i numerosi familiari delle vittime aspettano da fin troppo tempo la verità e la giustizia per i propri cari.

Anche i loro cuori, come quello delle vittime, si sono fermati a quelle maledette 10:25 del 2 agosto del 1980

Matteo Libertino

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