Ecco perché dico NO – Parte III (Il nuovo Senato)

Sono Christian Ferreri, ormai mi conoscete; ieri ho scritto sul nuovo articolo 70 mentre, oggi, mi occuperò del Senato, così come potrebbe venir fuori dalla riforma.

Il Senato, già protagonista oggettivo dell’articolo 70, è un altro degli elementi di criticità della riforma, anche sotto il profilo soggettivo: quante volte avrete sentito dire in TV o avrete letto sui giornali: “Abbiamo abolito il Senato!”.

No, non è stato abolito un bel niente; il Senato resta pienamente funzionante e, piuttosto, subisce solo una diminuzione quantitativa dei propri membri, che passano da 315 a 95, cui si aggiungono 5 senatori di nomina presidenziale.

Ciò che cambia, invece, sono le modalità di scelta dei componenti dell’organo; infatti, gli elettori non potranno più scegliere direttamente i senatori (cosa, comunque, già impossibile da quando è entrata in vigore la legge 270/2005, il c.d. Porcellum) ma saranno i Consigli Regionali a delineare i 22 sindaci e i 73 consiglieri regionali (che dovranno essere almeno due per ogni Regione e le due Province Autonome di Trento e Bolzano) ed è qui che emergono altre criticità del testo della riforma.

Infatti, ai sensi del comma 2 del nuovo articolo 57, “I Consigli Regionali eleggono con metodo proporzionale i senatori” e, ai sensi del comma 5 del medesimo articolo, ciò avviene “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo”. Ora, le modalità di elezione verranno stabilite da una futura legge, ma già ora viene in rilievo qualche problema di natura sia interpretativa che pratica. Cosa vuol dire “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”? A questi verrà consentito, in sede di consultazione elettorale, di indicare sia la preferenza sia per il Consiglio Regionale che per il Senato? Mi pare alquanto improbabile; piuttosto, saranno gli stessi consiglieri a designare chi, fra i propri colleghi, andrà a Palazzo Madama e da quali sindaci saranno raggiunti. Evidentemente, il comma 5 è uno specchietto per le allodole utilizzato per trarre in inganno il lettore meno attento.

Non è poi chiaro se, nell’ottica della ripartizione fra le forze politiche, la distribuzione dei seggi prenderà in considerazione i voti espressi alle elezioni regionali o la composizione dei gruppi consiliari, una differenza non di poco conto in quanto, nel secondo caso, verrebbe in rilievo il premio di maggioranza previsto, sia pur in varie accezioni, dalle leggi elettorali di ogni Regione.

Infine, come fa notare Zagrebelsky in “Loro diranno, Noi diciamo”, premesso che 66 senatori saranno i 22 sindaci e 44 consiglieri provenienti dalle Regioni e Province Autonome (almeno due per ognuna di esse), come si farà a distribuire 29 Senatori fra 20 venti Regioni in base alla popolazione? Mistero.

Un’altra importante novità è che il Senato non voterà più la fiducia al Governo (ora legato solo nei confronti della Camera dal rapporto fiduciario); tale scelta può apparire sensata in quanto, ai sensi dell’articolo 57, esso rappresenta le “istituzioni territoriali” (prima rappresentava la Nazione ma era eletto “su base regionale”, ai sensi della versione attuale del medesimo enunciato). Ma cosa vuol dire rappresentare le “istituzioni territoriali”? Se tale rappresentanza non fosse politica, sarebbe inopportuna la loro partecipazione ai procedimenti legislativi riguardanti materie di rilevanza nazionale come quella elettorale e, soprattutto, costituzionale. Se, invece, tale rappresentanza fosse politica, il voto dei rappresentanti dovrebbe essere omogeneo per effetto di un vincolo di mandato, soluzione prospettata, ad esempio in Germania ove i rappresentanti dei Lander devono votare in maniera compatta, pena la nullità del voto. Ovviamente, ciò non è previsto nella riforma costituzionale.

Infine, quasi a scimmiottare in maniera grossolana il modello americano, ai sensi dell’articolo 55, il Senato può esprimere pareri sulle nomine governative: già, che bello, peccato solo che non abbiano alcuna vincolatività e che, quindi, l’Esecutivo se ne possa tranquillamente discostare.

Naturalmente, ai nuovi senatori sarà estesa l’immunità parlamentare prevista dall’articolo 68 della Costituzione e, alla luce del fatto che, negli ultimi anni, in seguito all’emersione degli scandali legati all’utilizzo di fondi riservati ai gruppi consiliari per spese personali (cui si aggiungono reati ben più gravi quali abuso d’ufficio, corruzione, concussione e, in certi casi, associazione a delinquere), con ben 17 Consigli Regionali (fanno eccezione Veneto, Toscana e Abruzzo) che hanno avuto problemi con la giustizia, per un totale di 521 consiglieri indagati, più di 300 imputati e diverse decine di essi già condannati (molti dei quali ancora in carica o rieletti), l’applicazione delle prerogative parlamentari appare una scelta più che logica, no? Inoltre, nonostante non sia prevista alcuna indennità (il che segna un ritorno ai tempi dello Statuto Albertino e del suo articolo 50, in cui solo i ricchi potevano fare politica, altro che riforma), tutto tace su eventuali rimborsi spese e compensi per i funzionari e, considerando che i nuovi senatori proverranno da tutta Italia, è difficile che utilizzeranno risorse proprie per viaggiare verso Roma e alloggiare nella Capitale. Per di più, non va dimenticato che, al termine della legislatura, matureranno comunque il diritto al vitalizio, tanto caro al nostro amico Antonio Razzi (il signor: “Amico caro, fatti li ca**i tua).

Per cui, i famosi “tagli ai costi della politica per un miliardo di Euro” venduti dal Governo come se si trattasse di batterie di pentole e materassi, in realtà, non avverranno e, secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato, non si risparmierà più di 50 milioni di Euro, il che è (una cifra consistente ma) ben poca cosa rispetto alle promesse governative. Se proprio si volevano tagliare i costi della politica (e il bicameralismo), non sarebbe stato meglio eliminare direttamente il Senato (che oggi costa qualcosa come 540 milioni di euro all’anno), magari dimezzando, al tempo stesso, il numero dei deputati ed i loro emolumenti (o dimezzando entrambi i rami del Parlamento e le indennità dei loro componenti)?

Domani mi occuperò delle modifiche del rapporto fra Stato e Regioni e di Enti Locali in generale.

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