Le Giornate d’Autunno FAI riconsegnano il Castello Aragonese a Piazza Armerina.

Dopo decenni di chiusura, il Castello Aragonese è stato il protagonista delle Giornate D’Autunno FAI 2019; infatti, il gruppo di volontari guidato dalla Prof.ssa Chiara Fauzia, ha voluto cogliere l’occasione della nota iniziativa nazionale per restituire alla città di Piazza Armerina e ai suoi abitanti uno dei suoi simboli più conosciuti e, paradossalmente, più misteriosi.

D’altro canto, se è vero che tutti i piazzesi hanno sempre conosciuto l’edificio, è altresì vero che ben pochi di essi hanno avuto l’occasione di mettere piede dentro le mura del castello e, soprattutto, all’interno delle stanze della struttura che, tra l’Ottocento e il Novecento, funse da carcere.

La clamorosa riapertura è stata possibile grazie ai proprietari del castello, i coniugi Scicolone i quali, con l’aiuto dei volontari FAI, hanno contribuito alla messa in sicurezza della struttura e alla selezione delle sue porzioni visitabili.

Le giornate evento in sé hanno avuto una natura poliedrica; infatti, in primis, sono state previste visite guidate da Apprendisti Ciceroni, ovvero studentesse delle scuole superiori della nostra città le quali illustravano ai turisti i dettagli storici e architettonici del castello, facendone visitare stanze che sono rimaste precluse ai più per diversi decenni; hanno poi avuto modo di prendere la parola illustri conoscitori della storia di Piazza Armerina quali il Prof. Gaetano Masuzzo e il Prof. Salvatore Lo Re, i quali hanno sviscerato la storia di Piazza Armerina e dei suoi stendardi e, accanto ad essi, la laureanda in Architettura Giulia Milazzo ha avuto modo di trattare la struttura architettonica del Castello. Infine, è stata data voce alle memorie di Enrico Bonanno il quale, dopo essere stato ingiustamente detenuto nel Castello nel 1904, ha consegnato all’inchiostro e alla carta stampata l’esperienza vissuta; tale scritto, intitolato Le Mie Prigioni, è stato più volte interpretato, nel corso dei due giorni, da Christian Ferreri (non è omonimia, sono sempre io, ndr).

La risposta della comunità è stata notevole; una lunga e costantemente rimpinguata fila di persone ha atteso con molto entusiasmo la possibilità di visitare gli ambienti del castello e di partecipare alle attività previste, per un totale di oltre tremila visitatori nel corso della due giorni voluta fortemente dal FAI che, a due settimane dall’evento, ha espresso notevole soddisfazione per la restituzione di questo patrimonio alla Città e che non si esime da ulteriori sforzi per la valorizzazione dei beni più e (soprattutto) meno conosciuti come il balcone di Palazzo Trigona Canicarao, allestito dal FAI in occasione dell’ultima edizione dei Cortili e Balconi Fioriti.

Insomma, se è vero che (fatta eccezione per questa parentesi) il Castello Aragonese rimane pur sempre un bene privato (in attesa di fondi per ulteriori attività al suo interno), è altresì vero che l’esperimento targato FAI sia pienamente riuscito in termini di valorizzazione del patrimonio e di partecipazione popolare e, visto l’impegno costante dei volontari, non sarà l’ultima volta.

Christian Ferreri

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