La situazione di grave degrado della Chiesa S. Maria di Gesù (cimitero vecchio). Di Matteo Libertino

La seicentesca Chiesa di S.Maria di Gesù si trova alla periferia del centro abitato. Essa fa parte dell’omonimo convento affiancato dal vecchio cimitero. Nell’ampio spiazzale una croce in pietra arenaria su un alto basamento in mattoni con una data:1662. L’esterno della chiesa è caratterizzato da un loggiato a doppio ordine :nella parte inferiore, sia i pilastri (a sezione quadrata )che gli archi sono in mattoni ,la pavimentazione, a schiena di pesce e di mattoni posti a coltello, la copertura a padiglione e i muri presentano zone affrescate; nella parte superiore le colonnine monolitiche sono in pietra arenaria, mentre gli archi sono in mattoni.

La pavimentazione è in cotto, la copertura in travi in legno. Dal loggiato una porta, con stipiti e architrave in arenaria, conduce all’interno della chiesa. L’ingresso è posto nel lato lungo dell’unica navata coperta con una volta a botte lunettata affrescata e pavimentata con piastrelle di ceramica bianca e azzurra di recente realizzazione. Di fronte l’ingresso un altare ligneoincassato di pregevole fattura incornicia una tela raffigurante la Madonna con Bambino. A destra dell’ingresso, un arco soglia e una balaustra in legno, dividono l’abside dalla navata. Di fronte l’abside (a sinistra dell’ingesso , è posto il sarcofago in marmo con le spoglie di Andrea Trigona (nobile piazzese) e una porta che conduce in sacrestia, ora usata dal custode del cimitero.

La sacrestia è pavimentata con lastre di pietra, la copertura è una volta a botte affrescata. Una porta conduce all’esterno. La cantoria a cui si accede al convento (in pessime condizioni statiche, parte dei soffitti e dei solari sono crollati) è posta sopra la sacrestia con una parte a sbalzo. La sua pavimentazione è in ceramica azzurra, il controsoffitto è crollato, vi si trovano alcuni scranni a parte di un organo di legno, sui muri delle cornici dipinte, dove una volta trovava posto la via crucis. Sull’architrave delle finestra una data: 1624.
Questa meravigliosa e dettagliatissima descrizione non è mia, purtroppo, ma è tratta dall’interessante “Monumenti di Piazza Armerina” tomo 1 edito da “Demetra” società cooperativa a.r.l, è descrive magnificamente un monumento che avreste dovuto già riconoscere dico dovreste perché viste le tristi condizioni in cui verte, il condizionale è l’obbligo. Il luogo di cui vi sto parlando è quello che confidenzialmente noi piazzesi chiamiamo “cimitero vecchio” sito in contrada Ramaldo, complesso architettonico di cosi rara bellezza che i signori di una certa età ricorderanno venne inserito tra le famose cartoline dei luoghi più belli d’Italia dell’archivio Alinari che la Rai utilizzava come pubblicità prima che le pubblicità consumistiche prendessero il sopravvento. Questo lascito meraviglioso, segno evidente della gloriosa storia e del passato opulento della nostra città, come dicevo poco fa, versa in condizioni che neanche l’isis tollererebbe.

Alberi di fico che crescono indisturbati sulla facciata del prospetto principale e sulla base delle croce, che ne ha già provocato un parziale crollo, i tetti del complesso sono crollati con le conseguenze interne che sono facilmente immaginabili, ormai da diversi mesi la base della croce e stata puntellata per evitare nuovi crolli e davanti l’ingresso e stata piazzata una recinzione per evitare l’avvicinarsi di curiosi e avventori qualsiasi che in passato vergognosamente si sono dilettati a inzozzare le volte con graffiti e scritte con bombolette spray, gli interni( che non ho mai avuto il piacere di vedere )non mi risulta difficile credere che versino nelle stesse condizioni ed infine, ma non per importanza, la zona cimiteriale che si trova proprio accanto alla struttura principale è stata vittima di atti vandalici e trafugamenti vari.
Non possiamo permetterci di portare al totale declino di questa meravigliosa struttura che è arrivata fino ai giorni nostri attraversando ben 500 anni di storia della nostra bella e buttanissima Sicilia, per citare il grande scrittore Buttafuoco, le nostre coscienze e le generazioni future non potrebbero mai perdonacelo e poi per una città come la nostra che da sempre si professa turistica, ma che non lo è stata sempre, sarebbe un’occasione persa paragonabile ad un rigore a porta vuota.
Nel mio piccolo cercherò di far avere questo mio piccolo contributo sia alla nostra amministrazione comunale nella figura del sindaco e del suo staff che so molto attenti alla ripresa del nostro patrimonio storico e culturali sia alla nostra onorevole regionale Luisa Lantieri ed al responsabile Arte Sacra e BB.CC.EE. della nostra diocesi don Giuseppe Paci, che già in passato hanno dimostrato grande sensibilità su questi temi e sono riusciti ad ottenere grandi risultati
Matteo Libertino

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: