La crisi delle ideologie: sinistra “arcobaleno” ma non solo

La Treccani definisce l’ideologia come “il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale”; in passato, le ideologie erano più marcate e le differenze tra le due storiche antagoniste, destra e sinistra, erano nette ed evidenti, con la sinistra che si faceva portatrice delle problematiche della classe lavoratrice mentre la destra, invece, esprimeva le prerogative del ceto imprenditoriale.
Da un paio di decenni a questa parte, però, la sinistra ha totalmente perso di vista le classi lavoratrici e la tutela delle loro istanze per occuparsi unicamente di questioni che, per svariate ragioni, sono state etichettate come “di sinistra” pur non essendo tali secondo il concetto originale, come le unioni omosessuali, l’accoglienza e legalizzazione di alcune sostanze stupefacenti, i cavalli di battaglia della cosiddetta “sinistra arcobaleno”.
Per carità, sono il primo ad essere favorevole non solo alle unioni civili, ma anche ai matrimoni omosessuali (con annessa possibilità di adottare bambini); inoltre, sarebbe vergognoso non riconoscere il diritto d’asilo (o lo status di rifugiato politico) a chi ha tutti le proverbiali (e fattuali) carte in regola per ottenerlo e, dulcis in fundo, la legalizzazione di alcune droghe potrebbe essere una giusta intuizione sia per aumentare le entrate del bilancio pubblico che per sottrarre il mercato alla criminalità organizzata.
Tuttavia, è mai possibile che, negli ultimi vent’anni, la sinistra abbia trattato solo questi argomenti?
Come si è passato da “a ciascuno secondo il proprio lavoro” e “a ciascuno secondo i propri bisogni” a “Bologna meticcia” e “LIGALAIIIISSSSSS”?
Personalmente, un’idea me la sono fatta; è sufficiente guardare all’estrazione sociale di chi, oggi, si professa “di sinistra”: nella maggior parte dei casi, si tratta di figli di avvocati, medici e altri professionisti. Insomma, persone agiate che non hanno mai lavorato un giorno della propria vita (non avendone bisogno) e che non hanno la minima idea di cosa voglia dire fare delle rinunce e scontrarsi con la difficoltà più grande che possa affrontare una famiglia, quella di arrivare a stento alla fine del mese. Costoro, privi di qualsivoglia preoccupazione, si elevano da soli al rango di (pseudo) intellettuali e, con uno spirito critico sopito, esprimono tutta la propria presunta saggezza su questioni ideologiche lontane da quelli che, una volta, erano i cavalli di battaglia dei “rossi” e, talvolta, dall’alto dei propri attici, si spingono perfino a parlare di questioni che non conoscono minimamente, spesso, rimediando palesi figuracce (ad esempio, “Con 80 euro una famiglia ci fa la spesa per due settimane”).
Si comprende bene, dunque, che, dinanzi ad un elettorato così spensierato, l’oggetto delle dissertazioni della sinistra sia passato dalla lotta di classe alla legalizzazione della marijuana (e non certo per i vantaggi che illustravo sopra, quanto per la possibilità di fumare canne senza che nessuno dia loro fastidio), scenario che Marx, Lenin o Gramsci non avrebbero mai e poi mai potuto prevedere.
E’ proprio questo l’equivoco della sinistra moderna: avere mutato completamente natura e ragione sociale (per mutuare un termine dal diritto commerciale) ma fingere di essere ancora la corrente ideologica vicina agli ultimi, dei quali cerca di tutelare diritti e prerogative.
Purtroppo, invece, l’attuale sinistra si configura come una classe elitaria la quale si discosta dai principi egalitari che dovrebbero esserne a fondamento e che, invece, guarda con disprezzo l’altro, colui che ha idee politiche differenti, etichettandolo con appellativi quali “ignorante” e “rozzo”, compiendo il grave errore di non tenere conto che l’altro, nella maggior parte dei casi, non ha avuto tempo e modo di stare lì a leggere Saviano o a filosofare, perché era troppo impegnato a lavorare per portare il pane a casa o perché la sua situazione familiare gli ha impedito di intraprendere un certo tipo di studi, troppo costoso per chi deve fare quadrare i conti per mangiare fino al 27.
Lo stesso Ludwig Feuerbach, un precursore della sinistra (che non so se i radical chic di oggi hanno presente), affermava che, prima di lanciarsi nelle elucubrazioni mentali, fosse necessario soddisfare i più primordiali bisogni, in primis, quello di avere la pancia piena.
Insomma se, da un lato, si tende la mano all'”amico che viene da lontano”, dall’altro, si guarda dall’alto verso il basso il vicino che la pensa diversamente, una circostanza che mostra tutta l’ipocrisia di fondo della sinistra arcobaleno del 2018.
Non è irrilevante, peraltro, notare che l’attuale destra sembra fare più la sinistra di quanto non lo faccia la sinistra stessa, proponendo politiche di inclusione sociale e tendendo la mano a quella classe lavoratrice abbandonata da chi doveva prendersi cura delle sue problematiche.
Vero è, però, che anche a destra si sia perso l’orientamento visto che dalla tutela del libero mercato e dal minimo intervento statale si è passati alla “caccia al clandestino” e inneggi al DVCIE (che, ad un’attenta analisi, era tutto fuorché di destra).
Il risultato finale sono battaglie a suon di cori come se si fosse allo stadio, come testimonia questo video che ritrae uno scontro tra fazioni “di destra” e “di sinistra” a Bologna, risalente a tre anni fa.

La pochezza degli argomenti di entrambi gli schieramenti è lo specchio della società attuale, poco avvezza ad uno studio critico (anche a causa di un fallimentare sistema scolastico pubblico) e più incline ad un aprioristico tifo calcistico che non fa altro che gettare ombre sulla speranza di tornare a scontri ideologici degni di tal nome e di quelle ideologie che sono ben lontane da ciò che erano in principio.

Christian Ferreri

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