Il Premio Sicilia 2019 a Javier Cercas e Mario Incudine

A Palazzo Platamone, lo scrittore spagnolo e il cantautore ennese premiati nell’anteprima di Taobuk sabato 25 maggio

Sicilia terra d’artisti. E la Sicilia è pure quel posto in cui, musica e letteratura, sono da sempre gli ingredienti perfetti di un’unione premiata. Un po’ come quella che sabato 25 maggio ha messo d’accordo Javier Cercas e Mario Incudine nella veste di protagonisti di un evento da ricordare, celebrato nel cuore del centro storico di Catania.

La locandina ufficiale del Premio Sicilia 2019

L’atmosfera di Palazzo Platamone

È pomeriggio, e siamo nella corte di Palazzo Platamone, altrimenti conosciuto come Palazzo della Cultura: dimora storica parecchio nota per ospitare mostre ed esibizioni, sita nel capoluogo etneo. L’occasione, è il Premio Sicilia 2019, quest’anno giunto alla sua terza edizione e fortemente voluto dalla direzione artistica di Taobuk: il Festival Internazionale del Libro di Taormina, di cui il premio ha funto da primo assaggio e speciale anteprima.

C’è il pubblico – ‘pezzo forte’ di qualsiasi circostanza – accomodato nell’ampio spazio del cortile dedicato alla defunta attrice Mariella Lo Giudice; e poi, ci sono i fotografi e i giornalisti. Il banchetto espositivo di Cavallotto Librerie – bookshop ufficiale del “Sicilia 2019” – fa già bella mostra, mentre a rubare la scena è il palco ben sistemato in uno schermo gigante e due sedute dall’aria informale, come per una riunione da salotto di cinque minuti canonici a suon di gossip. Chi starà per accomodarsi?

A tu per tu con Javier Cercas

Primo a calcare la scena davanti al pubblico di Palazzo Platamone per conversare col giornalista del Corriere della Sera Andrea Nicastro, è Javier Cercas: lo scrittore spagnolo su cui quest’anno è ricaduta la scelta dell’assegnazione del Premio Sicilia. Originario di Ibahernando, Cáceres – nella regione iberica dell’Estremadura – Cercas è opinionista e già autore prolifico di una serie molto apprezzata di scritti che vanno dalla saggistica agli articoli di giornale, pubblicati, almeno due volte a settimana, sul periodico El País. Tuttavia, la carriera di Javier Cercas sembra aver spiccato il volo grazie ai romanzi scritti in un lasso di tempo di circa diciannove anni a questa parte, e tradotti ormai in più di venti lingue.  

Andrea Nicastro intervista Javier Cercas

Un’onorata carriera da romanziere

Di taglio storico-autobiografico, i romanzi di cui Cercas è autore, sono della categoria di una narrativa in cui immaginazione e realtà si fondono in un mix senza soluzione di continuità. Trattasi dei cosiddetti ‘romanzi non-fiction’, denominazione ricavata proprio da quello che ne è l’elemento centrale: il tipico taglio fortemente realistico che l’autore conferisce loro come caratteristica predominante, e che serve ad incrementarne lo scopo didattico.

Gli orrori della guerra civile

E’ così che i presupposti di un’impronta didattica dominante nella narrativa di Cercas, emergono tutti: da Soldados de Salamina – testo con cui raggiunge la fama – a L’Impostore, per poi culminare con Il Sovrano delle Ombre. Sono, questi, solo alcuni dei titoli di cui l’autore si serve per indagare prima e portare alla luce poi, i misfatti della guerra civile spagnola – tema a lui molto caro – e dei totalitarismi, e per imprimere nella coscienza dei suoi lettori la degna consapevolezza per cui il passato costituisce una lezione impareggiabile utile a permetterci di costruire un futuro migliore.

I solchi tra esseri umani ne “Le Leggi della Frontiera”

Pubblicato nel 2012, Le Leggi della Frontiera è il romanzo decisivo con cui Javier Cercas affronta i temi della differenza sociale e della separazione netta e incontrovertibile tra esseri umani. Il lungo letto di un fiume che scorre in mezzo alla giungla d’asfalto del paesaggio urbano in una grande città, costituisce la naturale linea di demarcazione tra due realtà contrapposte per sempre, e senza punto di contatto alcuno.

Cercas – insignito del Premio Sicilia dalle mani di Antonella Ferrara presidente di Taobuk Festival – è per antonomasia l’‘intellettuale-cittadino’ per cui la letteratura è strumento necessario a cambiare il mondo. Praticamente, come lo è la musica per il cantautore ennese Mario Incudine.

Javier Cercas riceve il Premio Sicilia da Antonella Ferrara presidente Taobuk, e dall’assessore regionale al turismo Sandro Pappalardo

Canti che sono…’cunti’. Mario Incudine cantastorie dei nostri tempi

Secondo ad essere premiato – questa volta da Chiara Gibilisco, rappresentante dell’hotel de Charme Principe di Fitalia – Mario Incudine – cantautore, musicista polistrumentista, e attore – ha fatto da contorno alla serata esibendosi in un concerto conclusivo dell’evento. Quale moderno cantastorie dei nostri tempi, l’autore di Due di Notte – brano il cui videoclip è stato interamente girato tra i mosaici della Villa Romana del Casale – ha voluto aprirsi al pubblico del Premio Sicilia con la spontaneità di chi manda un messaggio al mondo, affidandolo alle melodie vivaci e ai ritmi ribelli, così come alla malinconia passionale delle sue note di vita vissuta.

Talento tutto siciliano e icona folk, Incudine – accompagnato dal suo quartetto – ha intonato una carrellata di brani tratti dal suo repertorio più famoso, facendo così prendere vita al ritmo soft e un po’ nostalgico di Li Culura, e a quello più movimentato di Talìa Talìa e Strati di Paci, tutte hit a cui hanno fatto da seguito per il resto del concerto la malinconia romantica di Tienimi l’occhi aperti, e ancora le note di Donnafugata, Quasi l’una piena, Salina, e Novumunnu.

Momento finale del concerto del “Mario Incudine Quartet”

Il dialetto – caratteristica più autentica dell’arte di Mario Incudine cantautore – è da sempre tramandato in musica quale cifra rappresentativa della sicilianità folkloristica tipica dei cantastorie, tutta basata sulle radici di un’identità popolare che non deve mai tramontare, ma che ha da inserirsi in una tradizione interamente da preservare.

Ambra Taormina

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