I piromani non sono sazi: Piazza brucia ancora. Di Matteo Libertino

Molteplici sono le forme che la fame assume: la fame fisica che colpisce dopo un digiuno più o meno lungo, quella spirituale, propria di chi ha una fede incrollabile, la fame di successo che colpisce chi vede, nella scalata sociale ed economica, unico obiettivo di vita ed infine, la peggiore di tutte, la fame che tutto travolge e che tutte miete: la fame di distruzione.
Quest’ultima, purtroppo, è quella maggiormente insita nell’uomo; basti pensare che ha portato a terribili eventi, come quelli che hanno inginocchiato la Grecia per giorni, lasciando dietro di se solo cenere e distruzione oltre ad un dolore che difficilmente scomparirà. Medesima fame ha, poco più di un anno fa in questo periodo, consegnato i giorni più tristi alla nostra città, che portò via un pezzo enorme della nostra storia e dei nostri ricordi, oltre a lasciarci un paesaggio che nulla ha a che vedere con quella che una volta era chiamata la Svizzera della Sicilia, per le rigogliose conifere e per i profumatissimi eucalipti (che però di svizzero hanno ben poco). Oggi ci troviamo attoniti in egual modo rispetto allo scorso anno, di fronte al nefasto spettacolo che qualche “solito noto” dai “soliti intenti” ha deciso di riservarci, nelle zone della cosiddetta “Antenna” .

Questi personaggi, neanche degni di essere offesi perché palesemente privi di ogni benché minimo barlume d’intelletto e di coscienza, tutt’oggi non sono sazi delle loro spregevoli malefatte passate, decidendo di riproporci queste desolate e sterili visioni, degne dell’immagine dell’inferno dantesco.
Difficile capire cosa passi per la loro mente, del perché volerci costringere al loro stile di vita fatto di bruttezza e di pochezza spirituale e intellettuale, volendo relegarci in un mondo grigio e privo di qualsivoglia bellezza per l’animo e la mente.
Questi personaggi non comprendono il reale peso delle loro patologiche barbarie (perché di patologia si parla, la piromania ndr), perché oltre a creare un danno economico alla nostra comunità creano soprattutto un danno sociale, privandoci della libertà di godere della nostra terra, del sacrosanto diritto di vivere serenamente, scosso invece dal rombo di elicotteri che sorvolano le nostre teste come nelle scene più rocambolesche dei film sulla guerra del Vietnam.
Ci vogliono far credere che tutto gli è concesso, persino farci assuefare al puzzo di marcio che emanano, peggiore di quello della nostra ardente terra.
Ma fortunatamente esiste un’altra fame che mi sono riservato di citare per ultima: la fame di giustizia, la più nobile di tutte anche se, talvolta, si rischia di morire nel provare ad alimentarla.
Ma è questa fame che deve spingerci a non piegarci a questo sistema, a combattere contro la mafia del brutto e a lottare per ottenere ciò che ci spetta. Tante sono, purtroppo, le persone a soffrire di questo insoddisfatto ed inalienabile senso di ingiustizia, ma sono convito che si arriverà ad un punto in cui giungerà il tanto agognato senso di sazietà di giustizia, quando ognuno di noi, come singoli e come collettività farà il massimo per il bene di Piazza Armerina.

P. S. Chiaramente oltre all’introspettiva descrizione della problematica, tramite l’articolo esorto tutti, nel caso avvistiate del fumo, movimenti/soggetti sospetti nei pressi del nostro patrimonio boschivo o se vedeste scaricare rifiuti, a chiamare il 1515 per segnalarlo. Non costa nulla, non vi creerà nessun problema e ciò potrebbe davvero apportare un significativo aiuto per la nostra collettività.

Matteo Libertino 

Edit: Salvatore Centamore

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