GEAR: Gabriele, Edmondo, Andrea, Roberto. Quando la realtà è più bella dei sogni.

Questa volta non racconteremo com’è andata la partita nel dettaglio, vi basta sapere che la Gear ha vinto nuovamente imponendosi per 10 a 7 e che Luca Tamurella si è fermato a quota 49 gol: destino beffardo, ma sono certo che il destino avrà in serbo per lui ben altri successi. Era l’ultima partita di questa meravigliosa stagione.
Da dove cominciare? Dal nome, ovvio! Parlo della Gear, che un po’ tutti abbiamo pronunciato all’inglese, me compreso. “Forza Ghear”, ma non è inglese mi fanno notare, non è mica la nota trasmissione Top Gear! Come no? Che figura di merda, direbbe Emilio Fede. E allora cos’è? G.E.A.R. è all’italiana e vuol dire: Gabriele, Edmondo, Andrea e Roberto sono i 4 ragazzi da cui tutto è partito e che oggi vedono una società solida in grado, nel giro di pochi anni, di ottenere grandi successi sportivi. Mica poco!
Proprio Edmondo o meglio Eddy, sarà l’artefice della nostra collaborazione. Conoscevo Eddy, ci eravamo incontrati facendo softair, uno sport atipico anni fa, di cui però, conservo bei ricordi. L’incontro con Eddy è diretto: voglio che i media ci seguano. Chiaro, diretto e lineare. Mi piace l’idea. Con Eddy ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda, mi piace come ragione, è un colpo di fulmine, platonicamente parlando.
Avrei, avremmo voluto fare di più, ma sai bene quali difficoltà ci affliggono ma sai bene che le nostre difficoltà sono, probabilmente, il nostro più grande punto di forza, ci faremo trovare pronti per la prossima avventura, ci puoi scommettere. Ma tornando al racconto.
Non c’è problema dico, sarà fatto, seguiremo la Gear. Minchiate. In macchina penso e ripenso, non posso seguirli assiduamente, sono troppo impegnato nell’ambito politico. Studio, sport, politica, non riesco proprio. Ma poi, come d’incanto, come un acuto, e parlo proprio del suo acuto: Giuseppe Andrea Di Bella.
Proprio lui che aveva più volte manifestato l’intenzione di collaborare, solo che, non è facile scrivere/parlare di politica e per di più parlare di musica gli sembrava troppo di nicchia. Gli propongo il progetto, lo metto in guardia, non sarà facile affatto, gli chiarisco subito una cosa: abituati a non pretendere nulla, dai il massimo e vedrai che sarai premiato. Un concetto che sebbene possa apparire semplice, credetemi, non lo è affatto.
Peppe Di Bella parte forte, ma quando parti troppo forte senza saper guidare allora il rischio di sbandare è elevato, Peppe sbanda e sbanda spesso. I rimproveri, i suggerimenti, gli aggiustamenti, l’invito a non strafare, mi intestardisco con lui: è come lavorare ad un diamante grezzo, difficilissimo, ma uno volta che hai il diamante, eh beh, ti saluto.
Oggi Peppe Di Bella si è preso la sua rivincita, sullo sport non si domanda a Benito, si chiede a Peppe, è lui che ha accompagnato la Gear, è la sua voce ad aver allietato i tifosi, è lui ad aver instaurato un rapporto con tutta la Gear tant’è che oggi Peppe sembra essere l’uomo in più della Gear, lui che ha anche trovato un compagno di mille avventure, mi riferisco al signor Festone, Salvatore Festone. Un mix perfetto.
“Peppe mi raccomando, di al mister che deve parlare massimo per 3 minuti”. Chiaro, chiarissimo, il mister una volta inquadrato sviscerava discorsi immensi, 3 minuti (taglia dibè!), 4 minuti, 5,6,7…10. Poi era il mister a chiudere, mica Peppe! Pazienza, mandiamo 10 minuti di Mister che non sarà come bello come Wanda Nara a Tiki Taka ma almeno ha decisamente più contenuti da esporre, contenuti sportivi si intende.
Se la GEAR è diventata una macchina da gol non lo deve solo ai giocatori ma lo deve anche a Davide La Morella, un mister un po’ filosofo che con le sue massime sa colpire dritto nel segno. Un vero uomo, come pochi nel calcio “di provincia”, dove è più facile incontrare brutti ceffi prestati al mondo del pallone. Onore a te Davide. Ho un ricordo di lui: avevo 11 anni, partecipai al “trofeo delle vittorie” (un torneo organizzato al piano sant’Ippolito), era il 2001 e giocavo con una squadra chiamata Nigeria, dovevamo essere una squadra cuscinetto perché tutte le altre squadre erano formate dai big di allora. Sapete com’è finita? A parte che mi faceva giocare pure essendo una schiappa e totalmente fuori ruolo (stavo in porta, ma nel calcio a 5). Davide La Morella fece un capolavoro assurdo: trasformò quella squadra cuscinetto nella squadra che avrebbe battuto clamorosamente il Brasile. Davide che batte Golia, ancora una volta. Grazie mister!
Che altro dire? La Gear è un concentrato di emozioni, in questi anni ci ha fatto gioire, incazzare ma alla fine, passatemi il termine vietato ai minori, ci ha fatto godere provocandoci un vero e proprio orgasmo.
E di questo bisogna dire grazie ai ragazzi che compongono il nome della Gear: Gabriele, Edmondo, Andrea e Roberto. Grazie per aver condiviso questo sogno. Grazie a tutti i giocatori in campo che hanno dato anima e corpo per raggiungere questo risultato che altrimenti non sarebbe mai potuto arrivare, a loro vanno i nostri più sinceri complimenti, con la speranza di poter raggiungere traguardi sempre più grandi.

Un grazie a tutto lo staff, ai giocatori presenti, passati e futuri, un grazie a chi c’è e a chi purtroppo non c’è più. Questa è la vittoria di tutti.

Un grazie doveroso va anche a Giuseppe Nicotra che in silenzio e con dedizione ha scritto tutti gli articoli della Gear.

Forza “Ghear”
Benito Rausa

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