Buon Otto Marzo all’insegna della donna nell’arte e…di Gala Éluard Dalì.

Un affettuoso augurio a tutte le lettrici de Il Mosaico News

“Buon Otto Marzo” è la tipica frase augurale che ho scelto a mo’ di titolo strategico per attirare l’attenzione sulla ricorrenza di oggi. Valida sia per le donne che ci credono e la celebrano, sia per quelle che si limitano soltanto a riservare a questo giorno lo stesso trattamento di tanti altri anonimi giorni dell’anno. Ma se qualcosa di diverso c’è, è che per me questo otto marzo si apre all’insegna di una riflessione non troppo consueta: quella sull’arte in cui libera protagonista desiderata è da sempre stata la donna.

Pablo Picasso – Ritratto di Dora Maar, 1937 (Parigi, Museo Picasso). “Aveva gambe lunghe, mani affusolate, occhi grigi. E la voce, dicono, era indimenticabile, come un canto” (dal web)

Sin da quando è nata, l’arte è libertà, è libertà d’espressione. Libertà di fare, di dire, di interpretare; libertà di restituire agli altri il mondo così come lo vediamo, lo immaginiamo, o semplicemente lo vorremmo. Basti pensare che, intere schiere di artisti, hanno basato la propria arte – figurativa o letteraria – descrivendo il mondo così come pensavano fosse, solo vagliandolo al filtro della loro fantasia a tratti davvero mirabolante.

Povertà, miseria, e dipendenza dal potente, non hanno davvero mai privato l’artista della sua personale libertà di cercare, di vedere, e addirittura di deliberare che la natura fosse fatta a esatta immagine e somiglianza del suo estro creativo. Ricompensa, quest’ultima, non di poco conto. Ricompensa della natura.

Quando l’arte imita la natura, e l’immagine della donna nel tempo

Ma cos’è l’arte, se non la rappresentazione stessa della natura che vede l’artista impegnato in un incessante sforzo di fedele imitazione di essa!? E la natura è anche ‘madre’, ed è quindi di per sé soprattutto…donna.

Moglie, madre, sorella, amica, amante, confidente, schiava, lavoratrice di ogni classe sociale; finanche innocente ‘angelo del focolare’ e maliarda tentatrice. E poi anche sacerdotessa, guerriera, geisha e papessa. Ma mai ancora giocatrice di calcio di serie A in prima serata! Quanti ruoli, però, hanno visto la donna in primo piano!

Paul Gauguin – Due Donne Tahitiane, 1891, olio su tela (Parigi, Musée D’Orsay)

C’è stato un tempo, in cui la donna dava di sé una sola immagine per volta. Oggi, invece, sappiamo che il suo speciale punto di forza risiede proprio in questo suo essere assolutamente tutto in un corpo solo. Ma, a discapito della sua parvenza di mero oggetto di sfruttamento dell’opportunismo maschilista, la donna è stata anche indimenticabile oggetto del desiderio, e immancabile e naturale musa ispiratrice per gli artisti di qualsiasi epoca.

Beatrice, Laura e Fiamma, e poi la Silvia di Leopardi, sono solo alcuni dei classici esempi letterari che ci riportano ai più bei versi d’autore in cui i poeti solevano perdersi in accorati sussulti di romanticismo per quelle madonne sacre e pudiche, capaci addirittura di tenerli svegli la notte ( almeno stando a ciò che sono riusciti a farci credere)!

Gala: la musa intramontabile di Salvador Dalì

Gala Éluard Dalì, è una delle tante e più attraenti figure femminili a testimoniare quanto grande e indispensabile fosse il valore della presenza delle donne, in letteratura come nelle arti figurative. Il suo personaggio m’ispira: era libera, calda, voluttuosa, e intellettuale; era stata sentimentalmente legata al poeta surrealista Paul Éluard, prima ancora di diventare moglie di Salvador Dalì, nonché soggetto indiscusso della sperimentazione altrettanto surrealistica propria del virtuosismo pittorico dell’artista catalano.

Gala e Salvador Dalì

Era di origine russa, e forse non è un caso che il suo vero nome fosse Elena. Proprio come Elena regina di Sparta, la donna più bella del mondo a cui la mitologia omerica attribuisce addirittura la responsabilità dello scoppio di una sanguinosa guerra, quella tra Menelao e Paride che si batterono l’un l’altro col solo scopo di conquistarne le grazie. Stesso nome, stesso destino, ma epoche e dimensioni differenti.

Elena di Troia in un dipinto del 1863 di Dante Gabriel Rossetti

Fatto sta che di Elena Dmitrievna D’jakonova mi piace di più il suo nome d’arte, Gala, che greco è pure come greca è l’Iliade in cui Omero versificava della guerra di Troia e lasciava intendere della sfortunata vicenda della regina-eroina omonima. Gala ha  – nell’etimologia greca – significato di ‘latte’, e anche per questo motivo è riconducibile al ‘candore’. Chi è bianca come il latte, dopotutto, è per forza candida…ed è, per questo stesso motivo, pura dentro e bella fuori. A un tempo, difatti, il candore era caratteristica irrinunciabile per una donna, e lo dimostravano variamente le signore vittoriane di alto rango, le quali – per abbondare in gradevolezza e femminilità – erano abituate a sbiancarsi la pelle con l’ausilio quotidiano di minime dosi di arsenico.

Omaggio a “Galatea delle Sfere”

Gala, Galatea, Galarina, Galushka, Gradiva: erano molteplici le declinazioni del nome della sopracitata musa ispiratrice, per cui Salvador Dalì spesso si dilettava a far scivolare pennellate traboccanti di sogno in divini ‘olio su tela’. Ed era esattamente in questo modo che ci rimpastava la figura della moglie, in un crescendo celebrativo di pose sensuali e sguardi languidi o freddi e diretti, ma sempre in scomposizioni geometrizzanti e primi piani facilmente tacciabili di lascivia realistica.

“Galatea delle Sfere”, ad esempio, è un dipinto che ci propone la bella modella russa secondo quell’immaginazione possibile, adatta a rendere una visione onirica. È come se Dalì che la vede – ma probabilmente ci fa intendere anche di sognarla ad occhi aperti – e la esplora, la studia, e la modella nella sua mente, l’avesse scomposta in una esplosione geometrica sospesa del suo volto di donna, forse con l’intenzione di renderla frammentaria. Perché frammentario è qualcosa che, pur nella sua discontinuità, dimostra dinamicità; qualcosa o qualcuno che sa come ricomporsi sempre, e lo fa ogni volta in maniera differente. Frammentario è qualcuno che sa come distruggersi e poi rinnovarsi in modo tale da offrire sempre una nuova immagine di sé. Qualcuno come la donna di oggi che emana diversità, e possiede un’identità altamente versatile e multisfaccettata.

Salvador Dalì – Galatea delle Sfere, 1952, olio su tela (Figueres, Museo Dalì)

Donne protagoniste e artiste nel mondo

Che vasta gamma ci propone l’universo femminile! C’è la donna intellettuale e libera, e quella a cui piace inventarsi la vita. Quella saggia e remissiva che dell’arte non solo è musa e protagonista, ma che l’arte la crea e la diffonde con le proprie mani e col proprio pensiero. Sarà forse per questo che, tra di noi, sorridiamo d’ammirazione per una poesia di Maya Angelou, o che ci mostriamo attratte dai ritratti alla maniera esotica e un po’ femminista di Frida Kahlo (tedesca d’origine ma più messicana per la conformazione naturalmente latina del suo viso). Era lei – l’artista speranzosa costretta su un letto di degenza – la stessa che curiosamente si chiedeva a cosa dovessero mai servirle i piedi, se il buon Dio le aveva già donato un paio d’ali che le permettevano di volare!

Frida Kahlo – Autoritratto con Collana di Spine, 1940, olio su tela

Donne erano la Gioconda e la Nike di Samotracia; donna era la Libertà che guidava il popolo in un famoso dipinto di Delacroix. Così come donna lo è anche Miss Liberty, che con la sua alta fiaccola d’oro spadroneggia maestosa e fiera sull’omonima isola nelle acque di New York. E, donna, era pure Anna, la ragazza simbolo della neonata Repubblica italiana, fotografata nel 1946 da Federico Patellani per la copertina de Il Tempo del 15 giugno 1946.

Anna Iberti fotografata da Federico Patellani per la copertina de Il Tempo, 15 giugno 1946.

Non importa che età, statura, o condizione abbiano. Le donne, oggi, fanno un po’ più di quelle di ieri, e purtroppo…ancora un po’ meno del tanto di più che saranno in grado di fare domani.

Auguri a tutte le lettrici de “Il Mosaico News”!

Ambra Taormina

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