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Brucia tutto e brucerà tutto: parafuoco e parac*li

Brucia tutto. Vaffanc*lo.

Ma tanto lo sappiamo che con un’altra amministrazione comunale, regionale o con un altro governo nazionale non sarebbe cambiato una emerita cippa: i boschi sarebbero andati comunque in fumo. No, tranquilli, non sto dicendo che non è colpa di nessuno o che non si poteva fare nulla.

Ricordiamo gli incendi locali del 2012, con il fuoco che colpì la zona dell’ospedale, governo Monti in Italia, governo Lombardo in Sicilia, amministrazione Nigrelli a Piazza Armerina.  Ricordiamo bene anche i maxi incendi avvenuti a Piazza Armerina nel 2017. Notti insonni, finestre chiuse a causa del fumo, viabilità compromessa già poco dopo l’ospedale, danni a cose e persone , la tragica scomparsa di un operaio forestale, una marea di soldi pubblici impiegati per spegnere le fiamme ed infine, una galassia di polemiche su prevenzione e impiego dei forestali che portarono al più classico del tutti contro tutti. Nel 2017 era in carica il governo di Paolo Gentiloni, la Regione Siciliana era governata da Rosario Crocetta, mentre a Piazza Armerina il sindaco era Filippo Miroddi.

2021, eccoci qui. Sono cambiati tutti governi e, con l’eccezione, di alcuni avvenimenti il quadro è pressoché identico, polemiche incluse. Pazzesco eh? No, immagino di no! In fondo, passata l’onda emotiva, dismessi i comitati sorti post incendio e tornati alla normalità, in cuor nostro, sapevamo che lo spettacolo si sarebbe ripetuto. Si sarebbe ripetuto perché non è mai emersa quella reale volontà di combattere il fenomeno, ci sono solo gli slogan, qualche legge qua e la, ma di fatto di arresti “eccellenti” ve ne sono stati ben pochi. Male, malissimo.
E non è nemmeno questione di prevenzione. Sono della ferma idea che, anche con una minima prevenzione, il risultato non sarebbe cambiato affatto: si sarebbe ripetuto scenario del 2017 prima e del 2021, la mano criminale non si ferma mica con un viale tagliafuoco. Guardate anche le altre regioni italiane, guardiamo in Sardegna, che differenze ci sono? Nessuna, non c’è una volontà di arginare il fenomeno, non si vogliono impiegare risorse, ma soprattutto non v’è la capacità nel farlo.

Si straparla e si straparlerà. Per me si possono dimettere tutti e possiamo metterci quelli che oggi “avrebbero fatto meglio” ma anche qui, il risultato sarebbe stato pressoché identico. La cosa non deve sorprendere visto che, sono cose che si verificano con una costanza e perseveranza senza eguali. Oramai è così: ci sono gli europei di calcio, i mondiali di calcio, le olimpiadi e i roghi. Pandemia o meno.

Mettiamoci il cuore in pace che il prossimo anno, con temperature del genere, accadranno le stesse identiche cose, magari non a Piazza Armerina, ma comunque il territorio siciliano/italiano sarà protagonista dell’annuale distruzione boschiva.

Non vi è la volontà politica e nemmeno economica di affrontarla: dal governo nazionale che dovrebbe stanziare le risorse, a quello regionale che dovrebbe chiedere con forza strumenti e risorse, fino ad arrivare ai comuni che – soprattutto quelli siciliani – sono costretti a sacrificare servizi, ambiente e quant’altro per garantire un minimo di sopravvivenza dell’ente. Proprio oggi è saltato fuori che solamente 70 comuni siciliani su 380 possono  chiudere il bilancio e garantire i servizi. Buona fortuna eh!

Agli amici che “io l’avrei fatto meglio” va il mio supporto massimo e non vedo l’ora di vedere il loro remake.
Nel frattempo: è la prevenzione? I droni? Le celle telefoniche per agganciare il cellulare dell’eventuale piromane? E l’esercito? E Rocco Siffredi? Quanti vaccinati si sono ammalati? Chi si dimette? Un gran bla bla bla inutile, come questo mio articolo, un vociare deleterio che tra una settimana sarà dimenticato per poi essere ripreso in campagna elettorale. Un film già visto, peccato sia horror, avrei preferito un porno o un cinepanettone.

Non vi è volontà alcuna di affrontare la problematica, siamo come delle formiche in trappola, nel frattempo però si chiedono già i soldi del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” soldi che sicuramente rischiano di essere impiegati alla solita maniera: alla mafia piace questo elemento.

Benito Rausa

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