Assad e la guerra civile in Siria: breve storia su cosa sta accadendo.

Ho voluto tracciare a grandi linee chi sia il Presidente siriano Assad e cosa sta accadendo in Siria, ho evitato di scendere nel dettaglio poiché la tematica è vasta e complessa, in questo articolo non parlo di vittime militari o civili, ho pensato che chi abbia voglia di leggere voglia farlo con serenità senza arrivare infartato a fine articolo. Tutti i dati e le notizie riportate qui sotto sono frutto di ricerche, il giudizio su al-Assad è basato su ciò che ho raccolto.

Ma chi è sto al-Assad? Probabilmente, in queste ore cariche di tensione, qualcuno se lo sta chiedendo inoltre, l’informazione è carente e appare sempre a senso unico, proviamo quindi a fare un breve identikit e a raccontare un po’ cosa sta accadendo in Siria.

Per prima cosa bisogna sapere che al Assad non è il cattivo del videogioco Call of Duty 4, Bashar al-Assad è il Presidente della Siria succeduto al padre nel 2000. Si ritrova a governare in uno scenario complesso, la Siria infatti confina con Turchia, Giordania, Israele, Libano e Iraq, in quest’ultimo Stato è nato (ufficialmente nel 2014) lo Stato Islamico meglio conosciuto come ISIS.

Il governo di Bashar al-Assad viene spesso accusato di proseguire politiche ed azioni ambigue, accuse opinabili ad onore del vero, ma, è possibile constatare, che l’ambiguità è una costante in queste zone, zone in cui sono presenti diverse fazioni religiose sempre in lotta tra di loro, a tutto ciò vanno considerate anche le interferenze di Stati vicini o di quelli molto lontani. A prescindere da queste accuse la Siria di Assad conosce un periodo di progresso e sviluppo economico, dal 2000 al 2007 il PIL della Siria quadruplica e la disoccupazione scende sotto l’8%, inoltre il governo si è sempre occupato dell’integrazione delle diverse minoranze etniche, non solo di musulmani, ciò ha creato un clima di pacificazione, cosa ardua di questi tempi e in quelle zone.

Nel 2011 scoppiano le cosiddette “Primavere Arabe” che in occidente vengono accolte con urla di giubilo, le sommosse popolari colpiscono anche la Siria.

Le manifestazioni siriane organizzate nel 2011, seppur con nobili scopi, non sortiscono l’effetto sperato a causa delle scarse adesioni; nei mesi successivi, ma soprattutto negli anni, si susseguiranno diversi scontri che porteranno l’esercito siriano a compiere azioni forti, inoltre, nonostante le rassicurazioni governative sulla concessione di diversi diritti non si riuscirà ad evitare quella che viene definita guerra civile.
In Siria, con il radicalizzarsi dello scontro, a guidare le rivolte saranno i cosiddetti “ribelli moderati” che giorno dopo giorno finiranno con l’unirsi ad Al-Nusra (i terroristi di Al Qaeda!) e al nascente e sempre più potente stato islamico dell’ISIS, la guerra civile diventa anche guerra di pulizia etnica, al-Assad accusa il colpo.

Nel 2013 mentre al-Assad e l’esercito siriano riconquistano terreno, viene segnalato l’uso di armi chimiche che colpisce ribelli, civili ed esercito governativo, tale episodio richiama definitivamente l’attenzione dell’ONU. Nonostante l’assenza di prove l’accusa cade totalmente su al-Assad, Obama è oramai prossimo ad annunciare un possibile intervento contro il governo siriano, Russia e Iran si oppongono, alla fine prevale la diplomazia: si raggiunge un accordo con il governo siriano che accetta il non impiego delle armi chimiche con annessa distruzione e l’accesso libero ai depositi da parte dei funzionari ONU. Alla fine, stando ad un’inchiesta giornalistica, venne fuori che l’attacco chimico era stato condotto dai ribelli e commissionato dalla Turchia con lo scopo di spingere gli USA ad intervenire contro al-Assad.

Il 3 giugno 2014 si svolgono le elezioni presidenziali, voteranno oltre 10 milioni di siriani (affluenza al 73%), al-Assad conquista l’88,7% dei voti, il voto però non viene riconosciuto da diverse nazioni occidentali e dagli USA e le definiscono una farsa, vengono invece riconosciute da altri paesi come Russia, Iran, Cuba, Brasile ecc.ecc.
Nel 2014 i ribelli subiscono diverse importanti sconfitte, nel frattempo emerge ufficialmente l’iSIS che avanza rapidamente nel vicinissimo Iraq, da questo momento una coalizione di 11 paesi occidentali interverrà solo in Iraq per stanare gli estremisti. Dal 2014 al 2016 il conflitto si è ulteriormente allargato, la situazione si fa difficile per l’esercito governativo ma le sue continue offensive respingono i ribelli e i jihadisti (che spesso sono un’unica entità), la svolta arriverà a fine 2015 con l’intervento, a fianco di al-Assad, dell’esercito russo.
Grazie all’intervento russo e ai diversi attacchi delle varie coalizioni in Siria si otterranno importanti risultati, l’esercito siriano e al-Assad riconquisteranno diverse zone, i fondamentalisti islamici dell’ISIS arretrano; gli interventi internazionali si susseguiranno fino ai giorni nostri.

L’attacco chimico del 4 aprile 2017 non ha ancora oggi un colpevole, per gli USA, Europa, Turchia e i paesi del golfo il colpevole è il governo di al-Assad, tali accuse però non sono state provate in nessuna maniera.

La domanda quindi che ci si pone è la seguente: ma quindi Assad è buono o no? Di sicuro avrà le sue responsabilità e i suoi “scheletri nell’armadio”, di sicuro non interpreterà la democrazia alla maniera di un occidentale ma, abbiamo una certezza: al-Assad combatte l’ISIS ed il fondamentalismo islamico, destituirlo vorrà dire gettare le basi per una Siria in mano all’islam più radicale con la conseguenza di condannare la popolazione ad una guerra civile perenne.
Il caos in Siria inoltre non ci permette di avere delle fonti certe e non inquinate da secondi fini, la figura di al-Assad va contestualizzata, non ci si può limitare a definirlo dittatore (quindi malvagio) senza prima osservare e soprattutto capire quello che sta succedendo in Siria.

Attualmente in Siria ci sono 3 grandi fazioni: le forze filo governative fedeli ad al-Assad (con molteplici sottogruppi), le forze ribelli al cui interno è presente la Coalizione Nazionale Siriana (l’opposizione ad Assad) e tutti i gruppi estremisti come l’ISIS che però non riconoscono l’autorità della Coalizione. Il terzo gruppo è formato dalle forze Curde con altrettanti sotto gruppi spesso ostili ad Assad, spesso neutrali e spesso uniti nella lotta contro l’ISIS.

Benito Rausa

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