Annus horribilis in ‘triennio malefico’: sta per chiudersi la 2016sima porta dopo Cristo. Di Ambra Taormina

Se chiusa una porta tocca aprire una finestra…non è istigazione al suicidio! Lo sapranno bene i più riflessivi e attenti osservatori che in queste ultime ore dell’anno – ammesso che abbiano le mani libere – saranno intenti a coccolarsi i pollici come da consuetudine, valutando un percorso durato, in soldoni, 365 giorni, e che, se relazionato col contesto piazzese e non, ha il difetto di un leggero prolungamento (un pò come una gamba più lunga dell’altra a rendere l’andatura claudicante).
Nulla di strano se ad entrare di diritto tra i ‘piatti forti’ delle feste ci sia una gustosa ‘ciambella’, meglio se riuscita col buco, e che ai malpensanti non debba suggerire voli pindarici nelle terre incognite del pensiero, laddove una ciambella bucata potrebbe, a conti fatti, rappresentare quel salvagente mal funzionante a cui recentemente aveva affidato la sorte del suo governo il caro ormai ‘estinto’ (?) Matteo Renzi con la manfrina della Riforma Costituzionale avallata dalla ministra Boschi, la quale si è concessa un ruolo pari a quello della ben più nota (e non c’è da vergognarsene) ‘Malafemmena’ di Totò; nonché reo confesso di aver tenuto gli italiani con ‘l’acqua alla gola’ per ben sei mesi di campagna referendaria, e diremmo pure senza rispetto odierno alcuno per le ‘secche’ della popolazione armerina (che pure È italiana!), a cui in questi giorni tocca fare i conti con quella sporca e per giunta discontinua erogata dall’inservizievole Acqua(?)Enna(!?).
In effetti, dopo ‘mille giorni di magagne’, alternative alle ben più numerose “leghe sotto i mari” di Verne, possiamo dire con certezza che Matteo – degno delle orazioni del miglior evangelista di Cristo, come vuole il suo nome, e non per nulla partecipante della più recente ‘ultima cena’ – ha saputo manovrare addirittura meglio di un autotrasportatore nel vivo della sua carriera (ossia quando ancora non è costretto ad assumere cocaina), in vizio che non fa virtù del “Jobs Act” nell’Italia in cui il lavoro non decolla come avrebbe fatto Alitalia (“repetita iuvant” anche se nolente) fino a qualche tempo fa, o con il “Decreto Salva Banche” nel clima dello ‘scandalo Banca Etruria’, in cui si è prodigato separando diligentemente – come vuole la tradizione del ‘primo della classe’ che di certo, prove alla mano, Matteo dovette essere ai suoi tempi – la ‘banca buona’ dalla ‘banca cattiva’, così come in un gregge ovino (o umano) si fa con le pecore bianche dalle nere, o il sangue venoso (sporco) è separato da quello arterioso (pulito) nella “piccola circolazione”. Salvo poi l’aver ricordato – a chi è fortunato e gode di buona memoria – grazie a quel proverbio che vuole che il lupo perda il pelo, che in Italia il vizio è poi sempre lo stesso dal 1893: il che suonerebbe un po’ come il sigillo da sponsor che blasona una qualsivoglia produzione di materiale commestibile, non fosse che, per nulla avente a che fare con cibarie di sorta, a quei tempi, nell’allora Italia monarchica, ricorse il famoso “scandalo politico-finanziario della Banca Romana” (antenata dell’odierna Banca d’Italia), e che il governo dell’epoca presieduto da Giolitti – che pure aveva beneficiato di somme dalla stessa – tentò di ‘salvare’, essendo che il misfatto coinvolse pure diverse personalità della sinistra storica. Proprio come la pagina aggiunta ad arricchire un copione che è tornato a ripetersi sulla scena di un’Italia ormai repubblicana a distanza di più di un secolo, e dominata dal ‘PartitoDio’ (immigrazione docet); e come preteso da una tradizione ormai consumata, ravvivato da un nuovo attore protagonista – degno erede dell’allora presidente della ‘Romana’ Bernardo Tanlongo – residente nella persona del padre della sopracitata ‘ministramalafemmena’.
Insomma, che le ciambelle le stiate mangiando o meno, sarete degni del governo italiano (piazzese compreso), se avrete almeno…’impastato’ qualcosa alla maniera dei masterchef di Palazzo Chigi (o di Sala delle Luci, come preferite), che di impasti si intendono meglio ancora se a doppia lavorazione (dicesi ‘rimpasti’), come ha dimostrato il menù di fine anno divulgato da “casa Gentiloni”, in cui la minestra dei ministri – in linea con un’abitudine che i ristoratori sono soliti rispolverare per le feste – ha un vago sapore di cibo precotto e semi avariato: considerato pure che a fare ‘self-service’ sui piatti degli italiani è stata la solita zuppa di pesce scongelato dopo un precedente auto tentativo di ricongelamento, causa olezzo insopportabile proveniente dalla testa. Girando un pò il collo sulla locale realtà armerina, ci torna alla memoria – come prescritto da regole di stilistica (e di logica, aggiungo) piuttosto ovvie – che ‘orazione'(meglio se dell’evangelista Renzi) fa rima con ‘abluzione’, e abluzione ci riporta a una pratica di purificazione in seno a un rito di iniziazione: sarà forse lo stesso con cui ha esordito il calendario degli eventi politici armerini (probabile blanda imitazione del ‘fratello’ rivoluzionario francese, e che per stravaganza ha ormai sostituito quello del defunto “Frate Indovino”) con l’inaugurazione dell’ “Area Renzi”, la quale per morigeratezza e buoni propositi ha avuto tutto il sapore delle frittelle che mi cucinava mamma con le eccedenze dell’impasto per la pizza? …che a pensarci bene siamo sempre là: tutti alle prese con la moderna tecnologia del mondo della ‘cucina veloce’, in cui rimpastare di fretta è meglio che rifare tutto da capo e soprattutto con ingredienti freschi; in cui il precotto riscaldato e consumato è prerogativa di una società in cui nessuno più si intende dei sapori della ‘buona tavola’; o al massimo – col piglio stravagante del ‘cuoco provetto’ – fa il caffè con la cioccolata e poi ci mette la limonata e poi dice: “ma che caffè!”! tanto per dire di aver creato una nuova ricetta mai gustata, come succede di tanto in spesso dalle parti del civico 1 della nostra amata Piazza Garibaldi, i cui inquilini della compagine, quando non apertamente sfornati dalla spontanea tradizione culinaria del “Caffè della Peppina”, risentono apertamente dei retaggi del maldestro ma pur sempre antico e valido metodo dei mostriciattoli sgorbi della cera pongo quando si fondono in un’ unica palla informe perché se ne vogliono creare di nuovi, ma sempre rimpastando dallo stesso panetto!
Checché se ne dica, anche quest’anno curva verso le ultime ore che ci separano dal momento in cui diremo di stare diventando un pò più vecchi, ma non necessariamente tutti più saggi, dato che non si è ancora imparato che è bene mai rammendare sul tessuto logoro, né che chi vince lo fa grazie a un lavoro di squadra in cui la squadra è anche la gente che decreta le vittorie autentiche con il proprio entusiastico consenso. E poiché chi vuole indulgere in saggezza sa bene che a “tavola non si invecchia”, ma “chi mangia solo si strozza”, gestirà – coadiuvato dal monito popolare – i propri comportamenti festaioli in modo tale che anche dalla posizione comoda della propria tavola
imbandita, potrà ricavarne dei pratici insegnamenti di vita per i tempi a venire. Buone Feste e ‘provvido’ anno nuovo!

Ambra Taormina

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