117 bis: “The boulevard of broken dreams” – Di Ambra Taormina

C’era una volta una canzone che parlava di un tale un po’ depresso che camminava da solo per un viale vuoto, il “viale dei sogni infranti”. Ma nonostante ‘sto viale fosse così vuoto e desolato, lui continuava a camminarci perché lì si sentiva a casa. Ebbene sì: non ci smentiamo neanche noi siciliani dell’hinterland isolano, noi che invece, siamo di casa sulla Ss. 117 bis: non viale cittadino, ma pur sempre strada in cui si infrangono i sogni di una terra che si vorrebbe emancipata e civilizzata, e colpevole di essersi recentemente candidata a luogo fortuito dello scarico selvaggio e impunito di rifiuti di ogni genere, qualità, e…provenienza! Lungi dal poter essere semplicemente la protagonista fantasiosa di una hit in voga per di più tra gli ascoltatori delle nuove generazioni, la ‘Centrale Sicula’ – come è anche conosciuta la 117 bis – è quella realtà che, tenendo fede alla sua denominazione, ‘squarcia’ la Sicilia a metà passandovi per il centro, o, per meglio dire, per il ‘cuore’: se ciò può aiutare a capirci meglio, proviamo a pensare a quella vecchia leggenda della fede nuziale, che vuole il nostro dito anulare collegato direttamente al cuore tramite una vena che passa da lì. Ma, a pensarci bene, la 117 bis è molto più di una semplice vena, in quanto ‘anatomicamente’ più importante: essa è, di diritto, una delle principali arterie siciliane di comunicazione, in breve: l’ ‘aorta’ delle strade isolane. Il suo collegamento tra la costa nord e quella sud passando per il suo ‘cuore’ non è e non deve essere lasciato al caso qualora dovesse passarci per la memoria che il cuore della Sicilia è – per vocazione naturale e per mano dell’uomo – sede del ricco e lussureggiante panorama dei monti Erei che ci fa da contorno. Inutile dire che non siamo più ai tempi di Goethe e del “Viaggio in Sicilia”, i tempi in cui “L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna”(che pure è una di quelle belle verità che piace ricordare), per intenderci, i tempi in cui i viaggi dei francesi alla scoperta del settecentesco “Grand Tour” erano delle vere e proprie imprese; e ancora, i viaggi di coloro a cui a malapena sfiorava l’idea di mettere piede nel centro dell’Isola per paura di percorrere viottoli malconci e difficilmente praticabili, anche perché marchiati dalle frequenti incursioni del briganti. Oggi, XXI secolo, l’interno siciliano può e deve essere apprezzato tramite le agevolazioni che lo rendono più fruibile al visitatore e al residente curioso, malgrado, a quanto pare, i ‘briganti’ siano ricomparsi sotto una veste del tutto inedita. Esso è sede di punti nevralgici dell’attrazione turistica come la nostra ‘Piazza – museo a cielo aperto’ (salvo beghe molto note), la nostra Villa Romana, e non ultimo, il polo museale aidonese compreso di area archeologica di Morgantina. Queste sono solo alcune delle qualità che distinguono con orgoglio il nostro essere residenti nell’hinterland siciliano, in cui l’avvenenza panoramica si rafforza se fusa con una non indifferente raffinatezza enogastronomica – come non ricordare perciò gli sconfinati appezzamenti di terreno di proprietà di aziende vitivinicole ad abbellire il panorama verso sud d’un suggestivo colpo d’occhio, o le caratteristiche piantagioni di fichidindia sanconesi e non, che fanno abbondare di prelibatezza le nostre tavole e i nostri dolci tipici – e di cui i palati più stravaganti ed esploratori possono godere visitando le locali strutture ricettive e ristorative di cui il territorio è prodigo anche e non solo nelle sue mete più appetibili, e il cui percorso è servito dalla ‘strada incriminata’ che vide la luce nel lontano 1928. Deve saperlo bene Fabrizio Tudisco, veterano della politica turistica ennese, scrutatore raffinato, e…chissà…forse anche palato stravagante, ma sicuramente attuale agitatore delle acque torbide del ‘misfatto 117bis’, e che proprio sulle note altalenanti dello ‘spartito turistico’ gioca la sua ennesima carta a riprova di una ostinata volontà di cambiamento e risanamento dovuto a chi e per chi in quest’area territoriale ci vive o soggiorna occasionalmente. È da tempo ormai, che la gestione del rilancio dell’avventura turistica in zona è stata affidata ad un settore imprenditoriale che trova appoggio nell’iniziativa autonoma di privati in possesso di strutture ricettive e di ristorazione, nonché attività commerciali in genere, e il cui operato si troverebbe ad essere fortemente compromesso dalla mancanza di un efficiente ‘sfondo’ ambientale, basilare al procacciamento di un riscontro positivo nel settore turistico. Analizzando il problema più da vicino, le visite turistiche – le quali per la maggior parte assumono una piega che molto ha a che vedere con il lontano passato di cui sopra, in quanto i visitatori sembrano prediligere le coste, più fortunate per vocazione, anche perchè (e non solo in Italia) dotate di uno sviluppo notevolmente più concentrato che combacia parecchio con la conformazione paesaggistica – qualora si soffermano dalle nostre parti, vengono attualmente accolte da una evitabile però normalmente pietosa situazione di deterioramento del territorio che, di primo acchito, sembra essere sfuggita di mano a chi di dovere: ANAS e amministratori dei comuni di cui intere porzioni di angoli stradali adibite a discariche fortuite, sarebbero di pertinenza. Nel verbale di denuncia prontamente fatto redigere da Tudisco, note di prim’ordine sono quelle inerenti proprio la penalizzazione in atto all’interno di un’area di cui viene prontamente rilevata al punto primo l’abbondanza di risorse favorevoli all’incremento turistico – tra cui spiccano dense aree boschive, la maggior parte delle quali ricadenti in territorio piazzese (sappiamo Piazza Armerina storicamente decantata per l’amenità delle contrade) – risorse che probabilmente tale sviluppo dovettero recarlo un tempo, e le cui odierne condizioni fanno pensare ad una retrocessione dello stesso, remando immancabilmente contro le aspettative di chi nel turismo scommette ogni giorno. Vietato pensare che si siano fatte attendere le reazioni indignate della collettività, messa di fronte al fatto compiuto da un attento e immediato reportage fotografico frutto dell’intraprendente prontezza di spirito del Prof. Tudisco, e recanti immagini in cui ad imporsi è uno stridente contrasto tra panorama verdeggiante, segnaletiche ad indicare la presenza di aziende agrituristiche nelle vicinanze, e rifiuti occasionalmente venuti fuori da scarti di suppellettili da arredo. Insomma, chi più ne ha più ne metta sulla sfortunata 117 bis della discordia, che, vuota come il “viale dei sogni infranti” la preferiremmo sì, ma solo perché sgombra dai rifiuti! E, giacché non ne abbiamo mai abbastanza, va da sé che prima di venire travolti da quelle ben più acide causa inquinamento e non solo, piogge di soluzioni più concrete sarebbero auspicabili…ma non dal cielo!

Ambra Taormina

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