Il trittico della festa a Piazza Armerina: La visita di Paolo Brosio anticipa l’omaggio ai lavoratori e alla Patrona.

Due maggio 2017: tra il ‘martello’ e l’ ‘incudine’. Sarà perché il martello, simbolo per tradizione, ricorda la celebrazione – svoltasi nella giornata di ieri – della festa dei lavoratori; e sarà perché l’incudine, altro consueto attrezzo da lavoro, ci ribadisce che – si tratti o meno di tradizione o di sterile abitudine – a lavorare ci si impegna sempre per realizzare qualcosa. Guai se cosi non fosse! Dovette essere di certo questo il pensiero dei piazzesi di tanti anni fa, quelli che si apprestavano lavorando sodo, a rendere omaggio alla loro Patrona Maria SS. di Piazza Vecchia, alla vigilia della sua festa del 3 di Maggio. Quest’oggi, che un’altra vigilia di festa patronale veste Piazza Armerina, ci fermiamo invece a riflettere sulla possibilità che la secolare devozione la quale ha portato i piazzesi a votarsi alla Madonna, sia ancora riconfermabile in una sentita fede e tradizione, o che si tratti piuttosto di un’abitudine dalle fondamenta instabili e da rinsaldare, per giunta radicata nel cuore di pochi. I fatti parlano chiaro, ma a rinnovarci il proposito della riflessione, ci ha pensato – nella giornata dello scorso giovedì 27 aprile – la visita di Paolo Brosio. Come non ricordare il noto giornalista, appassionato sportivo, beniamino di tante trasmissioni televisive, che con la sua voce in diretta dagli stadi italiani ci ha tenuto compagnia nei tanti pomeriggi domenicali trascorsi sul divano di casa!? Quasi non esitiamo a pensare che la tappa armerina di Brosio sia proprio ‘caduta a fagiolo’, essendosi affacciata, probabilmente per caso, sulla ‘soglia’ delle celebrazioni per la ‘Vergine che vien dalla campagna’, la quale da neanche troppe ore si è trovata ospite della Chiesa dei SS Angeli Custodi nel cuore antico della città, in attesa di trascorrere qualche ora in trionfo per le vie cittadine, dall’alto delle spalle dei fedeli in processione. Chiunque abbia avuto modo di seguire – anche distrattamente – la sua storia, saprà di certo che da famoso giornalista e conduttore all’apice di un successo di cui non è mai dimentico, cronista di tanti quotidiani sin da giovanissimo, Brosio si è ritrovato quale inerme protagonista di una improvvisa quanto violenta e inaspettata conversione, la quale ne ha rinsaldato il credo mariano, sin dalla sua primissima visita al Santuario di Medjugorje. Questa – nel crescendo di una spiccata emotività mostrata senza vergogna – la testimonianza succo del denso monologo che, sul palco di un Teatro Garibaldi affollato di presenze tra le più varie, ha fatto da contorno al “libro-teatro” de “I Misteri di Maria”, ultimissima pubblicazione di cui Brosio ha reso partecipe Piazza e i piazzesi su invito dell’organizzatore Prof. Fabrizio Tudisco, e che preceduta da una diretta social dalle meraviglie del nostro patrimonio artistico, è stata seguita dalla cena di beneficienza appositamente organizzata, svoltasi nei locali del Hotel Villa Romana, onde poi ripartire per far tappa a Caltagirone…ma solo dopo un’attenta visita – documentata sempre in diretta social – alle bellezze della Villa Romana del Casale. Un richiamo che squarcia la patina di consuetudine di cui si veste la moderna fede cristiana, che si apre un varco in quel clima che nella nostra società locale è sempre più affollato dall’inconsistenza soffocante di talune prospettive sociopolitiche, e che non può non collocarsi in stretta sintonia con l’atmosfera di fede celebrata in queste ore a Piazza Armerina. Da una parte il lavoro, menzionato da Brosio come benedizione elargita dalla fede, dall’altro la devozione dei piazzesi per la Patrona, i cui antichi fasti sembrano sempre più di recente languire nella mitigazione dell’indifferenza. In questa prospettiva, quegli stessi ‘incudine’ e ‘martello’ simbolo dell’entusiasmo battente del lavoro, assomigliano adesso ai due termini entro i quali si vanno dibattendo i piazzesi, incerti, tentennanti, privi di una guida che si occupi di rinvigorirne la devozione nella ‘gioia’, magari la stessa che accendeva gli animi dei gitanti che – anni addietro – condividevano tutti insieme e spensierati, la festa campestre nel giorno in cui la Vergine rincasa al Santuario. Eccolo il “trittico della festa”: inaugurato dal passaggio del celebre ospite nella nostra città, proseguito con l’omaggio ai lavoratori il primo maggio, e che da oggi ci indirizza brevemente verso l’ultimo saluto, di domani, alla Madonna. Nel clima ereditato di riflessione sul tema della devozione mariana che più che mai ci tocca da vicino, e sperando in una futura e non troppo distante visita del caro Paolo, non resta che – al pari degli statunitensi per il quattro di luglio – tirare le somme di questa vigilia di festa, augurandoci sinceramente che per tutti i piazzesi quello di domani sia un buon, ma soprattutto devoto “tre di maggio”!

Ambra Taormina

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