Storia e cultura del sacro si coniugano nella cornice del monastero di Sant’Anna in memoria di Padre Carmelo Capizzi

Applausi, sottile commozione, e buoni sentimenti, al servizio dell’ideale di un vissuto esemplare. È così che Piazza e i piazzesi hanno reso omaggio – nella giornata dello scorso venerdì 23 giugno, nell’antica cornice del monastero di Sant’Anna – alla figura del concittadino padre gesuita Carmelo Capizzi, reso presente alla memoria storica collettiva di quanti lo hanno conosciuto in vita, e fatto scivolare nell’immaginario di coloro che hanno potuto, invece, apprezzarne l’esistenza schietta e sobria, per la prima volta solo attraverso le parole commosse e gli aneddoti ricchi e curiosi del fratello Salvatore, tutti accuratamente raccolti e racchiusi all’interno della sua prima opera biografica dal titolo “Il gesuita Carmelo Capizzi mio fratello”.
Una dedica devota e amorevole in poche dense pagine semplici, piene di vita, passione, e devozione, nel rispetto di una personalità di grande spessore religioso e intellettuale, quella rappresentata orgogliosamente dal piccolo volumetto, specie di sigillo consegnato alla memoria imperitura di un’ esistenza che fu – quella di Padre Capizzi – trascorsa all’insegna di studio e sacrificio, onorando sempre le proprie origini armerine di cui mai fu dimentico, a tal punto da contribuire ancora oggi a rinnovare lo spirito patriottico dei piazzesi più zelanti.
Era povero Carmelo Capizzi – la cui figura rievoca naturalmente quella dell’altro illustre gesuita piazzese Prospero Intorcetta – nato da una famiglia impossibilitata a garantirgli degli studi adeguati alle sue aspirazioni, sfortunato nella sua primissima ricerca di un appoggio tra i religiosi dell’epoca, che gli rifiutarono addirittura il consenso all’accesso in seminario impedendogli così – in un primo momento – di avviarsi agli studi sacerdotali. Da allora, tutta una sorprendente escalation di ‘porte’ provvidenziali spalancatesi ad introdurlo verso un cammino benedetto dalla conoscenza, illuminato dallo Spirito, e reso fertile dalla sua buona volontà. E a tal proposito, a rivelarsi calzante è stato il simpatico paragone d’esordio delle parole del Sig. Salvatore, che del fratello ha restituito amorevolmente il ritratto ai presenti, unificandone la vicenda di vita con quella del religioso dotto italiano, Ludovico Antonio Muratori.
Generoso scrittore, provvido sapiente, eminente professore in alcune delle più rinomate università europee, nonché baluardo della cultura e della civiltà armerine, padre Capizzi è anche ricordato per essere stato tra i più attivi sostenitori della riconferma di Piazza nel suo ruolo di Diocesi, scagliandosi – come pochi – contro le ingiustizie e i sotterfugi di tale complottismo politico e religioso, che – verso la fine del mandato episcopale di Mons. Rosso – fecero da sfondo ad un fosco, per altro inutile e ingiustificabile tentativo di trasferimento della stessa nel capoluogo ennese, bollando l’intera vicenda come discriminatoria e assolutamente campanilistica.
Sotto l’egida attenta ed entusiastica delle nipoti Giusy, Giovanna, e Maria Chiara in prima fila, la serata, organizzata dal consiglio di biblioteca, ha goduto  dell’impeccabile regia del Prof. Gaetano Masuzzo, noto appassionato di storia piazzese; a succedersi sono stati gli interventi dei rappresentanti dell’amministrazione, del presidente della Fondazione Prospero Intorcetta, dell’associazionismo cittadino, dell’ambiente ecclesiastico piazzese, e non ultimo quello di chiunque, amico o semplice conoscente, abbia voluto liberamente associare la propria testimonianza di partecipazione, affetto, stima, e gratitudine.

Ambra Taormina

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