Smarav’gghiösa 1817 – 2017: La Diocesi di Piazza Armerina ha duecento anni!

Domenica 19 novembre 1967 si conclusero i festeggiamenti solenni per il 150esimo anniversario

<< Smarav’gghiösa ssì pû to CASAU, nû menz’ î vigni, î mennuli e î n’zzòli. Smarav’gghiösa pû sciùm’ e pû canàu e pû capidduven’ri e pî violi>>. Non so chi di voi mi darà ragione, ma…a sentirla, sembra assai più un inedito del noto Cantico delle Creature, in cui Francesco d’Assisi – umile frate ormai prossimo ad abbandonare la vita terrena – con gratitudine e devozione sconfinate, lodava il creato di Nostro Signore. Non fosse che il suo autore – l’ispirato poeta Pino Testa da Piazza Armerina – come un novello San Francesco vissuto tanti secoli dopo, e in veste di patrono della poesia piazzese, si appropinqua con modestia al testo poetico più antico della letteratura italiana, omaggiando il creato della sua città natale, coi modi e nei toni del Laudato sii.

Ma perché disturbare i versi del beneamato poeta galloitalico locale!? La risposta vien da sé: si potrebbe mai, nell’elenco delle generose attrattive per cui la Piazza Armerina di Pino Testa è smarav’gghiösa, non far rientrare pure la sua Diocesi!?…Certo che no! Era il luglio del 1817 quando (dulcis in fundo) al novero dei titoli acquisiti per autorità sovrana dall’allora città di ‘Piazza’, va ad aggiungersi quello di Diocesi, mediante nomina di papa Pio VII.

                                                              Bolla con cui Pio VII istituiva la Diocesi di Piazza

 

Da quel momento in cui Piazza non ebbe più a doversi dire dipendente da Catania in materia di autorità ecclesiastica, la storia ha fatto sì che intercorressero duecento lunghe candeline, spente tra gli alti e i bassi di un progetto sempre in divenire; e in cui ad avvicendarsi ed animare il sacro decorso della Chiesa locale, hanno contribuito fino ad oggi ben 12 vescovi.

                                                     Mons. Antonino Catarella, ottavo vescovo della diocesi

 

Insomma: dodici vescovi che hanno ‘sposato’ i dodici comuni diocesani…un po’ come una certa tradizione cinematografica anni cinquanta, vuole abbiano fatto sette spose con altrettanti fratelli! E così, il bicentenario fascino ecclesiale armerino in vetta al Monte Mira, si è aggiudicato un posto d’onore nell’alveo protettore dei suoi celebri Pastori: da Sua Eccellenza Mons. Girolamo Aprile Benso (primo vescovo), passando addirittura per quel Mario Sturzo di cui tanto si legge nei libri di storia. Ed è stata proprio la storia a volere che, attorno alla figura del vescovo Sturzo, si addensassero luci ed ombre di un passato diocesano a un tempo illustre e nefasto.

                                                                         Frontespizio di Egidio Franchino

 

Tra le sue presentazioni più accreditate, ce n’è una la quale lo ricorda <<Di ampia e profonda cultura filosofica e di profondo zelo pastorale, permise alla diocesi piazzese di eccellere tra le diocesi siciliane e di imporsi all’attenzione nazionale>>. D’altronde, come non dirlo!? Mario Sturzo è stato uno dei più brillanti inquilini della Diocesi piazzese! E tra tutto quanto di buono ci sia stato nel temperamento religioso di questo calatino alto-borghese – il quale ancora oggi non smette di far parlare di sé, come dimostra il recente convegno di studi “Nel mondo non c’è altra società Universale…” L’orizzonte ecclesiologico di Mons. Mario Sturzo – spicca pur sempre il contrasto con la sua epoca: il fascismo.

                                     Locandina del convegno di studi “L’Orizzonte ecclesiologico di Mons. Mario Sturzo…”

 

Dal 1903 al 1941, anno della sua morte, Mons. Sturzo condusse il proprio episcopato all’ombra dell’autorità di Mussolini; e se non fosse gravata su di lui la colpa di essere il fratello – maggiore di dieci anni – di Don Luigi, probabilmente la carta politica del centro Sicilia sarebbe stata scritta diversamente. Fondatore, nel 1919, del Partito Popolare Italiano di ispirazione cattolica prima che sfociasse in Democrazia Cristiana, Don Luigi Sturzo si rese inviso al fascismo, che ne ridusse l’attività politica, azzerandola del tutto nel 1926. È proprio il 1926 a fare da anno cruciale per il destino della Sicilia centrale, con Piazza Armerina al centro di una losca faccenda politica accomunabile con le vicissitudini storiche della diocesi, per lo più note.

                                               Cattedrale, 18 novembre 1967 – da sin.il cardinale Francesco Carpino

 

A dimostrazione di ciò, una lettera datata marzo 1987 e facente riferimento all’ “Associazione Famiglia Piazzese” con sede nella capitale in Via Carlo Perrier, propone ai lettori del tempo l’accorta analisi di una famosa protesta. Si tratta della protesta che vide unite autorità e associazioni degli anni venti, di contro al governo fascista a causa della confermata avvenuta nomina di Enna a capoluogo di provincia.

                    Le celebrazioni per il 150esimo – riunione di un gruppo di giovani universitari e sacerdoti

 

In sostanza, questo fervente gruppo di associati sostenitori della diocesi, da lontano, si limitava a divulgare quello che non a torto rappresenta ancora oggi un accorato grido di disappunto; la condanna firmata con la dignità trasparente di chi non si rassegnava all’oltraggio mussoliniano subito da una ridente cittadina storica, ancora reduce dal vivido ricordo dei tempi della comarca lombarda, nella quale la stessa aveva giustamente sperimentato il ruolo di capoluogo.

                                                      Frontespizio 150esimo anniversario della diocesi armerina

 

Ma nel documento in questione, il 1987 era ovviamente degno successore del famoso ’84, e in tempi non sospetti, chissà…magari qualcuno avrebbe perfino osato definirla ‘profezia orwelliana’! Infatti, il 1984 si conferma come anno dell’almeno secondo, sotterraneo tentativo da parte di Enna capoluogo, di optare per un trasferimento della Diocesi da Piazza Armerina alla stessa Enna. Tentativo, quest’ultimo – come ricordato da un articolo del 28 febbraio 2005 pubblicato sulla rivista “Dedalo” a firma di Pino Grimaldi – messo in atto con un inganno ingegnoso, ordito con l’ausilio dell’allora inconsapevolmente compiacente vescovo Mons. Sebastiano Rosso (in seguito dimissionario poiché sconfessato dal Consiglio Presbiterale per lo stesso motivo), e grazie al quale gli ennesi iniziavano già a pregustare il titolo di ‘Diocesi di Piazza Armerina-Enna’; poi scongiurato grazie all’intervento del gesuita piazzese Padre Carmelo Capizzi S.J., il quale si premurò di appianare tale divergenza con una esauriente missiva indirizzata a sua Santità Giovanni Paolo II.

                                                                Alcuni fautori delle celebrazioni diocesane del ’67

 

Ad essere precisi, tutto dal 1926 fino ad arrivare ai giorni nostri, lasciava presagire il difficile percorso che Piazza e la sua diocesi avrebbero dovuto affrontare – scaricati da un tiro mancino a marchio Benito Mussolini, per colpa dell’ingombrante cognome dagli echi cattolici dell’allora reggente diocesano – alla mercé di un capoluogo rapace e colpevole di impoverire l’intera provincia, martoriandola con elevati picchi di decrescita per tutti i comuni ricadenti nel suo territorio.

                                                                         Tumulazione di Mons. Sturzo in cattedrale

 

Non deve sembrare pretestuoso, a tal proposito, se il sopracitato documento di Famiglia Piazzese rechi senza remore il sunto dei fantasmi del malgoverno ennese nei confronti di Piazza Armerina. In particolare – sempre stando alle testimonianze rese per iscritto – risulterebbe doveroso operare un parallelismo tra il malriuscito tentativo di trasferimento della diocesi, e l’avvenuta soppressione della ferrovia, la cui costruzione era stata tanto propugnata dal governo di fine ottocento, fino ad arrivare alla sua attiva edificazione in qualità di emblema di un territorio oltremodo desideroso di porre solide basi per la propria crescita.

Insomma, un vero e proprio scempio compiuto ai danni della cittadinanza armerina, e che nell’arco di neanche un secolo non ha cessato di palesare le sue più vistose mele marce tra : perdita degli uffici del Governo del Circondario e degli uffici finanziari, un buco di circa 16.000 abitanti, e consueta soppressione della ferrovia, seguita dal pieno dissesto della viabilità delle strade provinciali che portano a Piazza.

Fortuna vuole, che la storia della diocesi armerina non sia stata solo dolori, e che qualche gioia abbia, di tanto in tanto, fatto capolino dalla buona volontà del suo clero e della cittadinanza devota. Suono di campane a festa per le celebrazioni degli anniversari che si susseguirono nel tempo: celebre fu il primo, festeggiato in occasione dei cinquant’anni dalla fondazione, pur non possedendo noi notizie significative in merito; ricadenti nel pieno della Grande Guerra, annullate furono le celebrazioni del centenario, salvo poi essere posticipate al 1924, così da ricordarla per i 107 anni; fastose e solenni quelle del 150esimo nel 1967, considerate da molti le ultime più importanti per il modo in cui si svolsero, seguendo un programma prontamente divulgato ai tempi.

                                             Programma dei festeggiamenti del 150esimo della diocesi nel 1967

 

Ad accompagnarle, fu la meritevole organizzazione guidata dal sacerdote di Riesi Don Pino Giuliana, che – contravvenendo alle aspettative del tempo, e per una ragione di cui non si sa bene – le fece slittare, posticipandole tra settembre e novembre anziché programmarle per luglio. Rinomata ciliegina sulla torta fu poi la partecipazione di numerosi tra i prelati dell’epoca. Tra questi si ricordino: l’arcivescovo di Palermo Mons. Francesco Carpino, seguito da quello di Catania Mons. Guido Luigi Bentivoglio. Non di inferiore portata fu il contorno fatto dalle autorità civili e militari di Enna e Caltanissetta, con alti rappresentanti di magistratura e forze dell’ordine; a presenziare, anche l’allora Presidente della Regione siciliana, On. Vincenzo Carollo. Il tutto culminato e conclusosi, come da copione voluto, nella giornata di domenica 19 novembre.

                                                       Un gruppo di alti prelati entra in cattedrale a Piazza Armerina (1967)

 

Tanti ricordi e un tuffo al cuore, è tutto ciò che rimane di quei giorni intensi; sarà forse perché la sollecitazione dei festeggiamenti in onore della diocesi armerina non incontra più al 100% il fervore dei fedeli, come negli ultimi tempi del bicentenario!? sarà perché riscoprire la fede con un pizzico di dignità in più, determinerebbe la rinascita di una nuova era per l’attività del nostro clero!? Ancora, mi riservo di menzionare gli argomenti con cui gli attivisti religiosi di Famiglia Armerina concludevano il loro documento. Si trattava di un’esortazione rivolta ai politici – ivi inclusi quelli dei tempi a venire – affinché si curassero di procacciare una nuova e più propizia dimensione che rivalutasse Piazza, la sua diocesi, e tutto quanto essa comprende, al fine di non lasciarla cadere in mano ai nemici del suo sviluppo a 360 gradi: socio-economico, culturale, politico, e territoriale.

E per concludere, non dimentichiamo lo stato di salute un po’ troppo cagionevole in cui versa attualmente la Cattedrale armerina – vera e propria alta guardiana a distanza delle sue parrocchie – la quale necessita urgentemente di lavori di restauro e messa in sicurezza, così che si possa procedere anche alla rimozione dell’obbrobrioso ponteggio che ormai da troppo tempo fa cattiva mostra di sé su tutto un fianco dell’edificio storico, deturpandone fattezze e panorama a chiunque l’ammiri da vicino o da lontano. Solo così, lavorando con i piedi per terra e uno sguardo di là a Maria delle Vittorie, potremo finalmente dare ragione al poeta quando diceva che <<Com’ paluma pözza i péi au “Mont”, ‘mp’tt’r’dùa e nobu a Cattradàu. O porz’ u sciàngh, i spàddi o facciafrönt’:na stèdda ‘ncelu…a guardia dû Casau>>.

(Un ringraziamento speciale va all’amico Tanino Santangelo per la gentile collaborazione)

Ambra Taormina

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