Referendum Riforma Costituzionale del 4 Dicembre – Le ragioni del NO

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Prima di tutto è giusto chiarire una cosa: se voti NO non sei come Brunetta e/o Grillo, se voti SI non sei come Napolitano e/o Verdini. Se voti SI, si apre uno scenario nuovo ma con parecchie incertezze, se voti NO, non ci sarà nessuna paventata apocalisse e magari si potrà lavorare ad una vera riforma.
Altra cosa importante, questo è un Referendum costituzionale e non è previsto nessun quorum, quindi, a prescindere dalla percentuale dell’affluenza il referendum sarà valido.
Perché quindi votare NO? In questo articolo verranno elencate una serie di motivazioni che spiegheranno le ragioni che portano e/o porteranno l’elettore a decidere di votare NO e dunque a respingere la riforma costituzionale.

Gli articoli che verrebbero modificati da questa riforma sono 47.

1. La nostra Costituzione è stata scritta dopo il Referendum del 2 Giugno 1946 che sanciva di fatto il tramonto della monarchia e la nascita della Repubblica, in contemporanea si tennero le prime libere elezioni politiche dopo il Fascismo, si votò dunque per eleggere l’assemblea costituente che aveva il compito di redigere la carta costituzionale. E cosi fu, una commissione di 75 membri di tutti i partiti presenti nell’assemblea costituente si occupò di redigere la costituzione e dopo ben 173 sedute la Costituzione italiana vide la luce.
Oggi chi vuole modificare la Costituzione lo ha fatto a colpi di maggioranza e senza averne discusso adeguatamente con tutte le forze politiche presenti nel Parlamento italiano, in pratica questa riforma è voluta principalmente dal governo Renzi, la domanda sorge spontanea, ma seguire una procedura simile a quella dell’Assemblea Costituente era chiedere troppo? Evidentemente si.

2. La riforma si prefissa di superare il bicameralismo perfetto che attualmente assegna identici poteri ad entrambe le Camere del Parlamento italiano. Il superamento del bicameralismo perfetto servirebbe a velocizzare il processo legislativo, superando cosi il rischio della “navetta” continua tra le due camere che rallenterebbe di molto l’iter legislativo, ma è esattamente cosi? Assolutamente no, da uno studio condotto da Openpolis si evince che il problema della navetta (o ping pong) non sussiste affatto: in questa legislatura delle 252 leggi approvate solo 50 hanno richiesto modifiche da parte di una delle due Camere, in più di queste 50, 42 casi hanno richiesto tre approvazioni, una in più rispetto al procedimento ordinario. Il problema dunque, di una lentezza nell’iter legislativo, stando a questi dati, non sussisterebbe.
Questo presunto superamento del bicameralismo perfetto provocherebbe inoltre una serie di confusioni che andrebbero a creare dei conflitti di competenza tra Stato-Regioni, basti leggere il nuovo articolo 70 della Costituzione divenuto di difficile comprensione. Inoltre il procedimento legislativo verrebbe reso più complicato da una serie di problematiche che sorgerebbero tra la Camera ed il nuovo Senato. Ecco dunque che si verrebbe a creare una confusione delle funzioni assegnate in via esclusiva alla Camera ed altre assegnate in concorso o in partecipazione con il Senato senza però specificare come saranno svolte e con chi saranno condivise, tutto ciò fa pensare non al superamento del bicameralismo perfetto ma ad un bicameralismo differenziato. Sarebbe stato preferibile abolire totalmente il Senato, introducendo una serie di contrappesi che caratterizzano la democrazia.

3. La riforma si prefissa, inoltre, di modificare il Senato, i cui compiti restano poco chiari. Il nuovo Senato sarà formato da 100 senatori (non più 315) che non verranno eletti direttamente ma verranno scelti secondo questo criterio: 74 consiglieri regionali eletti nei vari consigli, 21 sindaci eletti anch’essi dai consigli regionali e 5 scelti dal Presidente della Repubblica. Senatori e Sindaci saranno chiamati dunque a svolgere una doppia mansione: una a livello locale ed una a livello nazionale, una cosa del genere, secondo chi sostiene il no, porterà a svolgere le mansioni in maniera superficiale e mai con la giusta dedizione, in altri paesi d’Europa una pratica del genere (il cumulo del mandato parlamentare) è assolutamente vietato.

Altro aspetto negativo è il fatto che Senatori e Sindaci saranno costantemente con “la valigia in mano” , il nuovo Senato infatti sarà totalmente instabile visto che la durata del mandato di ogni Senatore/Sindaco dipenderà solo ed esclusivamente dal proprio Consiglio Regionale, generando cosi un’ulteriore incertezza. Diversa invece è la questione dei 5 senatori eletti dal Presidente della Repubblica il cui mandato sarà di 7 anni, esattamente come la durata del Presidente stesso; esiste quindi la possibilità che il Presidente della Repubblica possa farsi un suo “partitino” dal peso non ininfluente. (la possibilità è ancorata ovviamente alla legge elettorale che pare debba subire delle modifiche).

4. Un altro tasto importante è sicuramente quello legato ai risparmi che ci sarebbero con questa riforma. Secondo il governo di Matteo Renzi questa riforma (insieme all’abolizione del CNEL) porterebbe un risparmio di oltre 500 milioni di euro, un documento della ragioneria di Stato però smentisce tale cifra attestando il risparmio effettivo a circa 49 milioni di euro, a questo punto ci si domanda, non era forse meglio diminuire il numero dei deputati di entrambi i rami del Parlamento? Questione dolente è anche quella legata agli emolumenti dei consiglieri regionali (art. 122), si è detto che con questa riforma ci sarebbero stati ulteriori risparmi, è davvero cosi? Anche questa faccenda è alquanto dubbia, non si capisce cosa si intenda per emolumenti, si intendono le diarie? Le indennità? Non è chiaro, ma è chiaro invece, che con questa riforma, alcuni sindaci ed alcuni Consigli Regionali potrebbero aumentarsi lo stipendio.

5. La partecipazione diretta dei cittadini, con questa riforma, comporterà obbligatoriamente il raggiungimento di 150 mila firme, anziché 50mila, per la richiesta di disegni di legge di iniziativa popolare.

Inoltre bisogna sottolineare come nella riforma stessa, su molti punti, vi siano continui rimandi a leggi future , segno di una riforma incompleta che avrebbe meritato ulteriori revisioni ed approfondimenti.

C’è il rischio di una deriva autoritaria? Oddio, inutile essere apocalittici paventando dittature varie, di certo però, questa riforma, collegata alla legge elettorale (l’italicum), accentrerebbe il potere nei confronti di un partito che assai spesso potrebbe trovarsi a governare rappresentando in verità solamente un piccola fetta dell’elettorato, ecco quindi che non ci troveremmo più davanti ad una democrazia parlamentare bensì davanti una democrazia “premierale” in cui il Presidente del Consiglio avrà un peso nettamente maggiore di quello attuale.

P.S. sulla legge elettorale bisognerebbe sciogliere molti dubbi, il testo della legge infatti sarà quasi sicuramente oggetto di revisione.

Link ad approfondimenti:

Testo da cui ho studiato tutta la riforma: F. Del Giudice – La Costituzione Rottamata?

Studio Openpolis: Clicca QUI

Emolumenti consiglieri regionali: http://www.nextquotidiano.it/davvero-per-ridurre-i-compensi-dei-consiglieri-regionali-basta-un-si/

Procedimento legislativo complicato: http://www.salviamolacostituzione-piemonte.it/il-procedimento-legislativo-sara-piu-confuso/

Cosa cambia per la sanità: http://www.referendumcostituzionale.online/single-post/2016/09/22/LE-RIFORME-GARANTIRANNO-MEGLIO-IL-DIRITTO-ALLA-SALUTE-NON-E-VERO

Benito Rausa

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