Referendum Costituzionale del 4 Dicembre – Le ragioni del SI

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Un mese fa cavalcavo l’onda della maggior parte dei sostenitori del no coi quali ho avuto il piacere di interloquire finora, proponendo argomentazioni talvolta anche lontane dagli argomenti toccati dalla vera Riforma Costituzionale, spesso frutto di antipatie verso determinati leader politici piuttosto che di una attenta riflessione. Poi, un giorno, mi sono chiesto se fosse giusto votare NO solo perché “Renzi è cattivo e dice le bugie”, rendendomi conto che una situazione analoga sarebbe rifiutare il voto di un esame solo perché il professore ci sta antipatico. Ora, la scelta è vostra! Però forse non vale la pena sprecare così il proprio voto (NON SI VOTA PER DARE LA FIDUCIA A NESSUNO!). Il testo della riforma è facilmente reperibile in rete, dargli un’occhiata potrebbe chiarire tanti vostri dubbi. A me è servito a capire molte cose, come per esempio il fatto che questa campagna referendaria è stata piena di falsità e confusione.

Va subito detto che la riforma si prefigge di cambiare solo alcuni punti della Costituzione, lasciando invariati i principi fondamentali. Ci sono voluti due anni prima che il testo diventasse definitivo. E va altrettanto ricordato che nell’ultimo periodo grossa parte degli attori politici chiede una riforma per modificare la costituzione per il superamento del bicameralismo paritario. Questa riforma non è né una riforma abbozzata, scritta di fretta, né una riforma voluta dal governo Renzi, visto che scaturisce dall’accordo tra le due principali forze politiche italiane, ovvero PD e Forza Italia (tutti ci ricordiamo del Patto del Nazareno) mentre il M5S è contrario “a prescindere”; è stata discussa dalle camere per 731 giorni, con tre letture per ogni camera e 6 approvazioni che alla fine ci hanno consegnato la riforma definitiva.

Uno degli argomenti più controversi è la modifica dell’articolo 70, quello cioè che regola la funzione legislativa nel nostro paese. Si dice che con la riforma l’iter legislativo sia troppo confusionario. Alcuni attribuiscono “la confusione” alla lunghezza dell’articolo che passa da 9 parole ad oltre 400 lemmi.

Ma è questo il problema? Semmai va apprezzato il fatto che si cerca di ben dettagliare le differenze tra Camera e Senato!

Altri contestano il fatto che il nuovo senato avrebbe compiti diversi rispetto quello attuale. Ma come si otterrebbe altrimenti il superamento del bicameralismo perfetto?

Il nuovo senato sarà composto da 100 senatori, novantacinque rappresentanti delle istituzioni territoriali (74 consiglieri regionali e 21 sindaci) e cinque senatori che posso essere nominati dal Presidente della Repubblica.

Tale composizione a mio avviso garantisce una maggiore rappresentatività territoriale data la dinamicità che si avrebbe all’interno del Senato se divenisse efficace. Infatti il mandato dei 95 senatori verrebbe meno nel caso in cui decadesse o la giunta comunale o il consiglio regionale di cui fanno parte.

Stessa cosa potrebbe dirsi riguardo i senatori eletti dal Presidente della Repubblica che saranno obbligati a lasciare la sedia dopo 7 anni e non potranno più essere eletti, garantendo così il rinnovamento e, soprattutto, una maggiore attività impedita, talvolta, oggi, dai limiti anagrafici di quei senatori a vita che “scordano” di dimettersi.

Un altro aspetto importante della riforma è il risparmio che questa porterebbe all’Italia.

Qui il paese si è praticamente spaccato eppure si tratta di una semplice operazione matematica: 100 senatori x 0 indennità = 0.

Poi c’è l’abolizione di vari organi istituzionali come il CNEL.

Ancora si sente parlare di attacco alla democrazia dato che la riforma si propone di alzare a 150mila le firme necessarie affinché una legge di iniziativa popolare venga discussa in parlamento, ma mi sembra un adeguamento normale e dovuto visto che adesso la popolazione italiana conta circa 60milioni di individui (erano 40 milioni nel immediato dopoguerra).

Ma un fatto abbastanza taciuto dai sostenitori del no, è quello che per la prima volta verrebbero istituiti i referendum popolari propositivi, per favorire la partecipazione alla determinazione delle politiche pubbliche. Inoltre, e cito direttamente il testo della riforma, La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari.” Perdonatemi, ma questo potente attacco alla democrazia non lo vedo proprio.

Un aspetto fondamentale della riforma, di cui si è sentito parlare molto poco, è la definitiva abolizione delle province. Anche questa è una cosa che il popolo continua a chiedere fino ad ora con scarsi risultati e che porterà altri risparmi.

Altro punto cruciale toccato dalla riforma riguarda il rapporto fra Stato e Regioni (riforma del Titolo V), un atto dovuto dopo che con l’ultima modifica di questo titolo, risalente al 2001, le regioni si erano ritrovate con un mare di competenze, cosa che, adesso possiamo dirlo con certezza, si è rivelato uno dei più grandi sbagli della nostra Repubblica. Basta guardare un po’ di numeri: la spesa sanitaria è passata dai 75 miliardi di euro del 2001 agli oltre 110 attuali; ben dodici sanità regionali, dal 2001 a oggi, sono finite in bancarotta e commissariate. Il turismo è diventato di competenza degli uffici e delle agenzie regionali, così che, nella nostra promozione estera, c’è più Molise che Italia. E, come se non bastasse, i conflitti d’attribuzione tra Stato e Regioni sono aumentati a dismisura negli ultimi anni. Insomma, riportare al centro un po’ di competenze, vedi :trasporti, energia, commercio con l’estero, politiche del lavoro e quant’altro; non sembra un’idea così sbagliata.

Ma l’illogicità, a mio avviso, allarmante che sta vivendo in questo momento l’ Italia è che, per la prima volta nella storia, ci sono tanti giovani contro il cambiamento, proprio i giovani che dovrebbero essere, per indole, ribelli e fautori di un rinnovamento di un sistema che finora non ha portato a nulla di buono; invece sembra che i giovani rappresentino un grande fetta dei sostenitori del no. Ma com’è possibile?? Personalmente credo che sia frutto di una scarsa informazione dovuta ai social network, in questi mesi mi è capitato di vedere su facebook immagini, video, post e articoli pieni di bugie che sicuramente non aiutano nella decisione, né tantomeno danno un’idea chiara delle motivazioni alla base di tale modifica. Noi giovani ci lamentiamo che non funziona nulla, ma come possiamo cambiare se non cambiamo?

Vi allego alcuni link che potrebbero esservi utili, dargli un’occhiata non costa nulla:

Il testo della costituzione aggiornata confrontato con quello vecchio: http://media.wix.com/ugd/14a30c_9dd527489fa24d648ca3b33c6913e1db.pdf

La riforma articolo per articolo: http://www.bastaunsi.it/la-riforma-costituzionale-articolo-articolo/?gclid=CI3p-OibydACFbMK0wodPqQBOA

Le slide fatte dal governo: http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/2514/ddl-costituzionale-approvato-senato-il-12-aprile-2016-rev2-rf-318.pdf

Giuseppe Roccaforte

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