“Morgantina rivive”; e Piazza ?

Nonostante l’estate sia entrata nel vivo ormai da qualche settimana, Piazza Armerina sembra non volerne sapere di aprire le porte alla più allegra delle stagioni. Infatti, le attrazioni per turisti e residenti continuano a latitare, lasciando scorrere in maniera monotona quelle che dovrebbero essere le giornate e, soprattutto, le serate più divertenti dell’anno. È così che, col desiderio di spezzare la monotonia armerina, mi son recato a Morgantina, in occasione dell’evento “Morgantina Rivive”. Una volta giunti all’ingresso del noto sito archeologico, i visitatori vengono accolti da diversi figuranti in costume che, con passione e dedizione, narrano dei miti e delle leggende che stanno alla base della cultura greca, di cui Morgantina è una delle principali espressioni ancora presenti in terra sicula. È, quantomeno, suggestivo assistere alla rappresentazioni di leggendarie scene mitologiche, quali il dramma di Orfeo per la perdita di Euridice, l’attraversata dell’Acheronte guidata dal perfido Caronte, il dramma di Eros e Psiche. L’evento si è concluso con una struggente rappresentazione della morte di Didone, straziata dalla perdita dell’amato Enea. Ora, di fronte ad un’iniziativa così ben realizzata, giunta alla dodicesima edizione, non posso che fare i miei più sentiti complimenti agli aidonesi i quali, in questo modo, hanno trovato un modo per valorizzare il patrimonio culturale di cui dispongono e, al tempo stesso, hanno offerto un occasione di svago per turisti vicini e lontani, accorsi numerosi al sito archeologico degli Erei. Tuttavia, non posso esimermi dal fare un appunto all’amministrazione di Piazza Armerina: perché nessuno ha pensato bene di realizzare qualcosa di simile alla Villa Romana del Casale? I mosaici sono infusi di storia e mitologia, e ben si prestano ad essere spiegati da figuranti e, perché no, anche attori locali in costume, nell’ambito di una manifestazione a cadenza annuale o mensile. D’altronde, un evento simile non comporterebbe costi eccessivi e offrirebbe sia un momento di svago che un’occasione per approfondire la conoscenza del nostro gioiello culturale, troppo spesso bistrattato o messo in secondo piano. Piuttosto, si continua a puntare su un Palio mai così saturo e stantio, ormai rimasto l’ombra della gloriosa manifestazione che fu. Perciò, nel ribadire il mio plauso verso questa felice trovata aidonese, invito chi di dovere a prendere spunto da essa per il futuro perché, se ben fatta, l’emulazione può soltanto portare a qualcosa di positivo, soprattutto se finalizzata a valorizzare un Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Christian Ferreri

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