Una medaglia pesante – Cronache di un viaggio in Sicilia

Sette paia di calze bianche in spugna, cinque camicie a maniche corte, due paia di sandali in cuoio, borsello da viaggio, ampia gamma di cappelli panama, beauty case e il trolley è completamente pieno.

Mi chiamo Franz e sono un cittadino tedesco, di Berlino per l’esattezza. Sono un viaggiatore non comune, non mi troverete mai con la ragazza a pomiciare su una gondola a Venezia o sulla cima dell’Empire State Building ad osservare lo skyline della grande mela. Scelgo sempre posti atipici e unici, ma questa volta ho voluto proprio esagerare, vado in Italia. Roma? Nemmeno per sogno. Firenze? Non proprio. Sto per partire verso un comune che mi sembra sottovalutato, Piazza Armerina. Più di cento chiese, un palio antichissimo e soprattutto la più grande villa mosaicata del sud Italia.

Cosa potrebbe mai andare storto?

12 AGOSTO, L’INIZIO

Sul mio tanto amato, quanto scomodo volo low cost, incontro un ragazzone siciliano sui trenta, che ormai da tanti anni vive in Germania. Parla un buon tedesco, finiamo per raccontarci le nostre vite. I voli, sarà il brivido dell’alta quota, rendono chi ti sta vicino l’amico di sempre anche solo dopo pochi minuti. Mi racconta come dopo anni di disoccupazione in Italia, ha deciso di cambiare vita e partire per Colonia, adesso ha un bar tutto suo e può permettersi di guardare un po’ più in là, oltre il semplice domani. Atterrati a Catania, ci salutiamo, agli arrivi riabbraccia i genitori e le guance si bagnano con qualche lacrima di gioia. Dopo questa bella scena, mi ricordo di dover trovare un modo per arrivare a Piazza Armerina, non ci sono treni e decido di prendere il bus.

VULCANO

Al gabbiotto di una società che in questa sede chiamerò, “Vesuvio Trasporti”, incontro non poche difficoltà a far capire i miei scopi al responsabile. Non esiste una lingua per rendere chiare le mie intenzioni, tanto che decidiamo di utilizzare il codice di linguaggio più antico di sempre, quello dei segni.

Due ore di attesa. Il bus, a quanto pare, è l’unico modo per muoversi in Sicilia. Fumo nero, rumori molesti, caldo infernale. Ora capisco perché hanno chiamato la compagnia con il nome di un noto vulcano. Il viaggio è infinito, due ore spaventose, strade distrutte, caldo e scomodità assoluta.

THIS IS PIAZZA.

Il BeB è carino, accogliente e molto centrale. Il viaggio mi ha distrutto, ho deciso di restare in camera questa sera, un giorno è perso, ma sono sicuro che domani andrà molto meglio.

LE ULTIME PAROLE FAMOSE.

Come ogni buon tedesco vacanziero che si rispetti, ho comprato una guida completissima sulla città, nel raggio di 1 km ci sono ben 20 tra chiese e monumenti vari. Sandalo stretto e si parte, il centro storico è stupendo un perfetto mix tra barocco e stili arabeggianti, tanto bello quanto inaccessibile. Tutti e dico tutti i monumenti alle 10:30 sono chiusi. Non posso che fare mille foto alle fantastiche strutture esterne e lsla vista sulle campagne visibile dal Duomo. Natura e storia in un unico quadro. INCREDIBILE.

 

IT’S JUST AN ILLUSION

Raggiungere la Villa Romana del Casale, mi riporta ai fasti di due giorni fa, la strada è tortuosa, dissestata, e fatiscente. Sceso dalla navetta mi trovo nel parcheggio, sembra il fondo di un lago ormai prosciugato da anni mentre tutt’altro discorso va fatto per i bagni, tutto fuorché asciutti.

Pensavo fosse uno di quei siti, belli sì, ma esaltati dalle guide e riviste di settore. Non è questo il caso. Non ho parole per descrivere la villa, i mosaici, le terme, le strutture e il verde che avvolge il tutto. Se non potete andare cercate assolutamente qualche immagine sul web.

MEDIOEVO

Non potevo perdere la giostra, due ore di fila sotto il sole cocente per entrare allo stadio comunale, anch’esso ormai in stato indecoroso.  Il palio, come spiega la guida, è una tradizione antica quasi 70 anni e ormai fa parte del DNA di ogni Piazzese. All’arrivo del corteo sento dei mugugni, credo di aver capito, che un tempo la manifestazione fosse più grande, sentita e curata, ma visto il mio pessimo italiano, potrei anche sbagliarmi. Costumi tanto azzeccati quanto consumati, grandi cavalli, giovani e meno giovani che sfilano con orgoglio. Quattro squadre, quattro prove e un tifo pazzesco.  QUESTO E’ IL PALIO.

FACCE INFUOCATE

E’ il 15 Agosto, il mio ultimo giorno in questa città piena di contraddizioni, mi sono sfogato a tavola tra granite, cannoli e altre pietanze tipiche della cucina siciliana.

Anche qui, a mezzanotte, è possibile godersi un lungo spettacolo pirotecnico.

I fuochi con ritmo pulsante, illuminano scorci magnifici e angoli completamente abbandonati. Mettono a fuoco le facce di chi per dieci minuti non sta pensando a tutte le difficoltà della vita di un posto dimenticato, lasciato a se stesso, nella più totale solitudine. Le facce di chi ora è felice e che vorrebbe che questa sensazione non passasse più. Le facce di padri, madri, nonni che fra pochi giorni riporteranno in aeroporto i figli, i nipoti e i cari che ormai hanno lasciato la propria casa alla ricerca di un futuro migliore. Le facce dei giovani che invece, con l’amaro in bocca, hanno deciso di non restare più qui.

In un weekend ho capito che questa terra è così. Due facce di una stessa medaglia così pregiata, ma troppo pesante per essere tenuta al collo a lungo.
Nicolò Libertino 

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