M5S: bufale sul web ed altre ambiguità – Di Federico Filetti

Il Movimento 5 Stelle sta vivendo una fase di profondo cambiamento interno. Il processo di istituzionalizzazione iniziato con l’ingresso in Parlamento nel febbraio 2013 ha dato il via ad un percorso di evoluzione instabile e discontinuo che non è riuscito a sanare le sue più profonde debolezze e ambiguità. Il ruolo e l’affidabilità del web nel diffondere le notizie rimane una delle più grandi criticità, soprattutto in assenza di sistemi che le filtrino in base alla loro veridicità. Il comportamento dei vertici del Movimento nel gestire le indagini a carico degli eletti ha evidenziato un ingiustificabile doppiopesismo, segno che le regole valgono per alcuni – possibilmente invisi allo staff della Casaleggio Associati – ma non per altri. A tal proposito è stata indetta una votazione sul blog nel quale gli iscritti sono stati chiamati a pronunciarsi su uno dei mantra grillini, quello delle dimissioni in caso di ricezione di un avviso di garanzia. Ma le incongruenze dei Cinque Stelle non finiscono qui: rimangono questioni irrisolte quelle relative ai temi economici e sociali, ma anche sul ruolo dello Stato e dell’Europa. Questioni non trascurabili per una forza che si candida a guidare il Paese già nel 2017.

E’ notizia di qualche giorno fa l’acceso scambio di opinioni tra il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, e Beppe Grillo sul ruolo che lo Stato deve avere nell’impedire la diffusione delle “bufale” che popolano il web. Pitruzzella ha fatto notare che all’espansione di internet non è seguita una adeguata regolamentazione e che la possibilità di trovare notizie false senza poterle smentire rischia di minare la credibilità del web quale mezzo di controllo dei poteri economici e politici. La proposta – condivisibile – del giurista è, nei fatti, quella di creare uno o più enti indipendenti che valutino la correttezza delle informazioni eliminando quelle false. Non si è fatta attendere la risposta, piccata a dir poco, del leader dei 5 Stelle che si è scagliato contro Pitruzzella accusandolo di voler creare una nuova inquisizione. Uno scoop del sito d’informazione Buzzfeed ha però svelato l’esistenza di un sistema di siti (tra cui Tze-Tze – che conta più di un milione di like su Facebook -, La Fucina e La Cosa) e profili social tutti afferenti alla Casaleggio Associati, nati con lo scopo di alimentare la diffusione di notizie false sulla rete. Un valido motivo per pensare che dietro alle accuse di Grillo si celi il timore di vedere drasticamente ridotto il potere di influenza del “Grande Fratello” grillino.

Un’altra, grande, ambiguità riguarda il giustizialismo a fasi alterne che ha visto protagonisti Grillo e il suo staff. Federico Pizzarotti fu ufficialmente espulso in seguito alla sua iscrizione nel registro degli indagati per delle nomine al Teatro Regio di Parma (fu in seguito archiviato), mentre l’avviso di garanzia arrivato al sindaco di Livorno, Nogarin, non ha comportato la sua espulsione. Ora è stata indetta una votazione nella quale gli iscritti sono stati chiamati a decidere sulle nuove regole che non faranno scattare l’espulsione automatica in seguito alla ricezione di un avviso di garanzia, rimandando la decisione a Grillo, al suo staff e al collegio dei probiviri (scelto da chi? E in virtù di quali competenze?). Un buon motivo per pensare che queste regole siano state partorite ad hoc per evitare che l’Amministrazione guidata da Virginia Raggi palesi le più intime debolezze del Movimento e ne sancisca il tracollo politico.

Ma non è tutto. Il Movimento, che si candida ufficialmente a guidare il Paese già dalle prossime elezioni, presenta delle grossissime ambiguità anche per quanto riguarda il programma politico con cui chiederà agli italiani di dargli fiducia. Ambiguità che si palesano principalmente su tre punti: la legge elettorale e le proposte economiche e sociali.
Le votazioni sul blog dello scorso anno hanno sancito la vittoria di un sistema proporzionale con le preferenze, che nell’Italia del dopoguerra ha dato il via ad un circolo vizioso di ingovernabilità e clientele. Sfruttando l’onda lunga della vittoria del NO al referendum, i parlamentari 5 Stelle hanno però spinto per un immediato ritorno alle urne con l’Italicum, sistema maggioritario con premio di maggioranza e preferenze solo per una parte degli parlamentari. Le male lingue potrebbero interpretare questo cambiamento di rotta come un tentativo di conquistare il potere in tempi rapidi e certi, ed un doloso abbandono della volontà degli iscritti. Quanto alle proposte economiche e sociali, non è chiaro come alcune proposte protezionistiche – l’uscita dall’Euro, per citarne una – possano essere conciliate con un’economia storicamente votata all’export ed affetta da bassa produttività (bassa produttività significa costi di produzione più alti, che per essere tenuti sotto controllo necessitano di un basso costo del lavoro e di una moneta debole). Ne è chiaro quale, secondo i grillini, debba essere il ruolo dello Stato e dell’Europa nel gestire il ciclo economico e le emergenze più immediate come quella dei migranti o delle minoranze etniche e religiose. Per inciso, in pochi sanno che il candidato in pectore, Luigi Di Maio, è stato fotografato con il re degli ambulanti di Roma durante una manifestazione contro la direttiva Bolkestein, che mira a riassegnare, attraverso gare d’appalto, le concessioni sul suolo pubblico per gli ambulanti.

Se queste ambiguità non verranno sanate da un necessario processo di maturazione critica, rischieranno di far implodere il Movimento, affidandone le redini a yesman timorosi di quell’autorità rappresentata da Grillo e dai suoi (di cui ha parlato recentemente Pizzarotti in un post su Facebook e di cui ho parlato anche io in un pezzo scritto per Il Mosaico ad ottobre 2016) e spostandone il baricentro verso la destra complottista ed intollerante, specchio peggiore dell’Italia post-crisi. Quest’ultima sarebbe la più grande sconfitta per il Movimento, nato dalla delusione verso una sinistra che ha abbandonato gli ultimi per diventare sempre più “di mercato”, e per tutti gli altri movimenti come Podemos e Syriza che insieme ai 5 Stelle avrebbero dovuto formare il nuovo, grande, polo Europeo del riformismo di sinistra.

Federico Filetti

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