La Memoria: quando al tempo affidi la vita che passa. Omaggio a tutti i giusti sacrificati dalla storia

<Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo>. Nel segno del diario di Anne Frank, si rinnova quel monito la cui memoria si riscopre oggi, giornatasimbolo del 27 gennaio, per omaggiare quanti perirono inghiottiti dalle piaghe d’orrore del più grande genocidio della storia. È la nostra cruda realtà mediatica a fare da tramite in tempi più recenti, e ad aiutarci a mantenere vivo quel “ricordati di ricordare” che coinvolge e stimola, soprattutto nelle menti più fervide e reattive, il dovere morale, la consapevolezza gravida di un senso di responsabilità che ci indirizza verso la parola. E allora, è la parola della memoria che esce allo scoperto, quella che ci trasforma in guide illuminate pronte a farsi largo tra le maglie aggrovigliate della società odierna, quella stessa parola che ci spinge ad essere messaggeri per gli altri, e che ci fa venire voglia di mettere in circolo la ‘catena della buona volontà e del buonsenso’, forse l’unica che molti, ma non tutti, accoglieranno di buon grado. Nessuno mai ci condannerà se, pur da adolescente d’altri tempi che era, ci immaginiamo la più nota protagonista della Shoah, facendole indossare la veste dell’ingenuità, forse un’ingenuità abbozzata, mascherata dalla forzata indole di una maturità raggiunta quando meno ce lo si aspetta; e dal sorriso stentato del suo volto spento, il grido muto d’angoscia, testamento eterno di una giovane vita che stava per spezzarsi nel campo di sterminio di Bergen-Belsen, a soli 15 anni. ‘Tempo’, ‘memoria’, ‘vita che passa’, sono queste le parole chiave che emergono dalle luttuose rimembranze del genocidio degli ebrei, o per meglio dire, del ‘sacrificio dei più deboli’; perché parlare di sacrificio significa anche alludere a qualcosa per fare il quale si necessita di coraggio, lo stesso che si rispecchia nella scelta di Anne di celebrare queste tre ‘parole chiave’ come fossero tre virtù teologali, affidandole all’intimo della compilazione di un diario, al pari di un arredamento sacro alla benevolenza di un’edicola votiva. La forma diaristica scelta da Anne è il marchio consapevole di chi sa di affidare alla storia un ricordo che non si cancellerà, e sebbene ella non sopravviverà al tempo e alla sorte, andrà via sicura di aver seminato il germe della memoria, il suo messaggio straziato in bottiglia liberato attraverso il mare dell’umanità, che dal tempo non sarà consumato, ma si farà strumento di lotta e foriero di progresso ideologico fondandosi sulla protezione senza tempo del prossimo. Sulla scia delle precedenti esperienze diaristiche – ricordiamo le Confessiones di Sant’Agostino – Anne apre al mondo il travaglio interiore di un vissuto senza pari; e nonostante siano ben 72 anni a separarci dalla fine dell’ultima guerra mondiale, ricordata, a giusto titolo, come più cruenta della storia, risulta a noi non troppo semplice destreggiarci in un’epoca dal tessuto sociale travagliato, in cui le battaglie ideologiche contro l’odio e la persecuzione – condotte in nome di questa ben più nota esperienza pregressa – si scontrano col muro dell’indifferenza e della mancanza di buonsenso, aprendoci al pericolo concreto e realistico di un terzo conflitto, non dissimile dal precedente. Quante le vite spezzate nel cuore più civilizzato della nostra Europa, dalle stragi di mafia, alle persecuzioni del fondamentalismo islamico; quanto grande la minaccia che grava su quella stessa democrazia forgiatasi per anni anche alla luce del monito di Anne Frank; quanta la dissennatezza nella cesura irrimediabile che segna l’opinione pubblica. Anche noi oggi, al tempo vogliamo affidare la memoria delle vittime delle stragi di Parigi, Nizza, Berlino, la memoria della sempre minore considerazione di cui gode la vita umana sebbene si tramandi che sia unica e irripetibile. Al tempo, vogliamo affidare la memoria che scorre nelle pagine di quei diari impressi nell’intimo di chi combatte la propria battaglia quotidiana contro l’asprezza di una vita resa invivibile da condizioni sociali solo in minima parte dettate dalla natura, ma coadiuvate in tutto e per tutto dalle improbe leggi dell’uomo: economia al tracollo, assenza di lavoro, impossibilità di realizzare la propria felicità con quel poco che rende giustizia e rispettabilità alla vita di ciascun essere umano. Nel tempo, naviga la memoria di vite ridotte alla sopravvivenza, lese nella dignità prima, e stroncate nella soluzione finale poi, proprio come in un campo di concentramento nazista.

Nel tempo, si perpetua il sacrificio dei giusti martoriati. Siamo i nuovi Anne Frank della storia che incombe: il tempo è fatto di ore, le ore della nostra vita. Quel che è stato è ciò che è passato fino a pochi secondi fa, e noi possiamo cambiarlo per i prossimi a venire, affinché non si ripeta più. Il tempo scorre: esauriamolo diligentemente. Ricordiamoci di ricordarlo.

Ambra Taormina

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