Fabio Venezia: “Giovani, non aspettate il cambiamento: siate voi stessi il cambiamento!”

In occasione di Resto Al Sud, convegno sulla promozione dell’imprenditoria giovanile, sono stato in grado di intercettare il Sindaco di Troina, Fabio Venezia, al quale ho avuto modo di chiedere un’illustrazione puntuale e precisa della sua lotta al fenomeno mafioso nel territorio dei Nebrodi, uno dei pochi esempi di antimafia concreta nel nostro paese.

D: “Quando e perché ha iniziato la sua lotta contro la mafia?”

R: Era il marzo del 2012; in un cantiere del mio paese, in cui stavano realizzando una scuola, bruciarono due mezzi. Non era mai accaduto in passato e, quindi, è evidente che qualcosa non stesse funzionando bene e che occorresse prendere coscienza perché a volte, per paura di dare una cattiva immagine della nostra comunità e del nostro territorio, facciamo finta di niente. Invece, abbiamo compreso che c’era un tentativo di penetrazione organizzato rispetto al quale occorreva uno sforzo corale della città, della società civile e dei giovani per cercare di debellare in partenza questo tarlo e ci siamo attivati e mobilitati.

D: Qual è stata la difficoltà maggiore che ha incontrato sul proprio cammino?

R: Inizialmente, il tentativo di ridimensionare il problema, di dire che, forse, non era vero; poi, mano a mano che i mesi passavano, si comprendeva che i problemi esistessero e che si manifestassero anche con azioni criminali abbastanza efferate. Si è, dunque, preso coscienza, la comunità ha preso coscienza insieme agli operatori economici che occorreva, invece, fare uno sforzo. Da qui, è iniziata una grande mobilitazione che ha ottenuto dei risultati veramente eccezionali e inimmaginabili.

D: Naturalmente, ha ricevuto delle minacce da parte di coloro i quali lei ha cercato di contrastare ma, al tempo stesso, ha ricevuto atti di solidarietà, anche da parte delle istituzioni; quale gesto, fra gli altri, lei ha particolarmente apprezzato?

R: Ricordo che all’indomani dell’attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi Antoci, quando respirammo un’aria di grande tensione in cui la criminalità passò all’attacco e attaccava chi era esposto in prima linea e qualcuno disse che il prossimo obiettivo potevo essere io, ci fu una grande manifestazione della mia città. Scesero in piazza per una manifestazione di sostegno, per una fiaccolata, migliaia di cittadini, anche dei paesi vicini, a dire quella non è una battaglia personale del sindaco ma una battaglia di tutti, per riscattare il nostro territorio dal malaffare e dalla mafia.

D: Alla luce dei rischi a cui lei è stato ed è sottoposto, cosa l’ha motivata ad andare avanti in questa battaglia?

R: Nei primi tempi ho visto la sofferenza, le lacrime di tante persone che avevano subito ingiustizie, che erano costretti a vivere in un contesto di oppressione e quegli episodi mi hanno fatto molto riflettere e hanno contribuito notevolmente a farmi prendere una decisione drastica, quella di non rimanere indifferente ma di passare all’azione concreta.

D: Alla luce della sua esperienza, che messaggio si sente di lanciare ai giovani e ai meno giovani che ci stanno ascoltando (o leggendo, ndr)?

R: E’ un momento particolare, è un momento di sfiducia nei confronti della politica, delle istituzioni. Io invito i giovani, invece, non solo a riacquistare la fiducia ma a sbracciarsi, a dare il proprio contributo, a non aspettare che siano gli altri a cambiare le cose. Le cose possono cambiare se c’è una mobilitazione dal basso che coinvolga le forze migliori di questa società, che coinvolga la parte sana di questa società che sono, appunto, i giovani. I giovani non sono un problema ma una grande risorsa, una grande opportunità e, se messi nelle condizioni di operare, di agire ma, sopratutto, di pensare con spirito critico, possono costituire un grande valore aggiunto per il cambiamento.

 

Ringrazio il Sindaco Fabio Venezia per la sua disponibilità, Matteo Libertino per avere permesso questa intervista e Alice Avanzato per le riprese.

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