Caso Mattarella-Savona: il pensiero di Giovanni Scarantino, uno studente di fotografia (ma cosa studia?)

Perché io che non capisco un cazzo di Economia, dovrei evitare i miei flussi di coscienza come status update.

Ormai ne siamo coinvolti tutti. La questione che è successa l’altro ieri, intorno alle 8 di sera, riguarda tutti i cittadini, anche chi afferma che della politica non gliene frega nulla. Ma come può, uno studente o un giovane o un anziano, che non si occupa di Economia, prendere una posizione netta riguardo a ciò che è successo?

Io studio Fotografia, (Ah, perché adesso si studia Fotografia? E cosa studi di Fotografia? -Te lo dico in un’altra sede…) e a meno che, io non sia interessato di mia natura all’Economia, le questioni riguardanti i mercati, lo spread e i valori azionari, non sono argomenti che compongono il cibo per la mia mente. Ma il Presidente della Repubblica, ha preso una posizione rispetto alla nomina del ministro dell’Economia, e da quanto emerso, non si è trovato in accordo con il nome dell’ormai famigerato Savona.

Perché lo ha fatto? Ho sentito le sue parole in diretta, che dicevano: “Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.
La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari” e ancora “L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane”.

E poi scusate se insisto, ma di questo discorso che gliene importa alla gente comune, semplice, che lavora? A un povero bracciante lucano, a un pastore abruzzese, a una modesta casalinga di Treviso?  Che gliene importa di queste tematiche intellettualistiche, solitarie, masturbatorie?

E a me che sono uno studente che vorrà lavorare un domani con la Fotografia, cosa dovrebbe importare di queste parole?

Forse dovrebbe importarmi il concetto di diversità, di collettività, di collaborazione. Eh, si, diamine! I miei bisogni sono diversi dal bracciante lucano, io avrei bisogno di credere o di poter fare affidamento in un panorama artistico che valorizzi i giovani artisti, che investa risorse in programmi per promuovere l’arte su tutti i fronti e magari poter vendere le mie opere a enti pubblici o privati. Ma come faccio a credere in questo, se la casalinga di Treviso, ha la necessità di avere il reddito di cittadinanza e questo bisogno si è trasformato nell’unico obiettivo che bisogna raggiungere, per dire che la situazione politica italiana sia rosea?

Caspita, la situazione si complica, e se solo immagino che i bisogni sono diversi da italiano a italiano, non oso immaginare cosa potrebbe succedere in un’ottica dove bisogna per forza collaborare con un’altra collettività. A questo punto i bisogni non diventerebbero soltanto politici, ma geopolitici!

Eh si, perché, sia nel caso in cui non volessimo più fare parte dell’Euro o nel caso contrario, dovremmo comunque avere ancora a che fare con gli altri stati, per forza di cose. Chi è in grado di immaginare che una nazione basti soltanto a se stessa?
Penso a Rovelli, alle “Sette brevi lezioni di fisica”, quando parla della relatività generale e della meccanica quantistica, e dice: “Uno studente universitario che assista alle lezioni di relatività generale il mattino e a quelle di meccanica quantistica il pomeriggio non può che concludere che i professori sono citrulli, o hanno dimenticato di parlarsi da un secolo: gli stanno insegnando due immagini del mondo in completa contraddizione. La mattina, il mondo è uno spazio curvo dove tutto è continuo; il pomeriggio, il mondo è uno spazio piatto dove saltano quanti di energia.
Il paradosso è che entrambe le teorie funzionano terribilmente bene.
La Natura si sta comportando con noi come quell’anziano rabbino da cui erano andati due uomini per dirimere una contesa. Ascoltato il primo, il rabbino dice: «Hai ragione». Il secondo insiste per essere ascoltato, il rabbino lo ascolta, e gli dice:«Hai ragione anche tu». Allora la moglie del rabbino, che orecchiava da un’altra stanza, urla:«Ma non possono avere ragione entrambi!». Il rabbino ci pensa, annuisce, e conclude:«Anche tu hai ragione».

Per via degli obiettivi che ogni singolo deve raggiungere si stanno mettendo da parte quelli per raggiungere il bene comune, perché il singolo deve prevalere sulla moltitudine. E se penso a Tarkovskij che diceva “Perché l’umanità possa avanzare, e non rimanere sospesa sull’orlo del baratro, dobbiamo camminare mano nella mano, i cosiddetti sani con i cosiddetti pazzi!”, non vedo mai come adesso questo obiettivo così lontano.

Posso solo continuare a pormi domande, e da cittadino ho il dovere di accogliere l’invito di Mattarella quando dice:”Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.”

Serio approfondimento, serio approfondimento. Non posso permettere di sparare a zero e a caldo su delle questioni così delicate, altrimenti direi che Mattarella “ha un bidone della spazzatura al posto del cuore”.

Giovanni Scarantino

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