PERCHÉ VOTO SÌ

Ci sono dei momenti nella vita di un paese in cui si deve fare una scelta: cambiare o conservare. Per scelte così non vengono chiamati in causa solo il governo o il parlamento, ma tutti i cittadini. È una decisione di questo tipo quella che siamo chiamati a prendere con il referendum costituzionale del 4 dicembre.

Negli ultimi trent’anni, la politica italiana si è interrogata a lungo su come poter superare l’immobilismo che affligge le nostre istituzioni. Tanti sono stati i tentativi di riforma del bicameralismo paritario, ma solo quello che è oggetto del quesito referendario di domenica è arrivato alla fine dell’iter.

Io voterò Sì, perché credo che una democrazia moderna non possa vedere una legge sulle unioni civili approvata dopo 330 giorni di lavori parlamentari, anziché 40. Perché penso che un paese europeo non possa avere venti sistemi sanitari diversi. Perché ritengo che una nazione che si vuole proporre come leader di un processo di maggiore integrazione tra gli stati europei non possa non tenere in considerazione le leggi proposte dai suoi cittadini.

Questa riforma è un’occasione per cambiare davvero: per dare voce alle autonomie locali a livello nazionale attraverso il Senato delle autonomie, per ridurre i costi del funzionamento della macchina istituzionale, per abolire un organo inutile come il CNEL, per introdurre i referendum propositivi e di indirizzo e per riorganizzare finalmente la divisione delle competenze tra Stato e regioni, ponendo fine alla marea di controversie che la Corte costituzionale ha dovuto dirimere negli ultimi anni.

Il mio è dunque un Sì al futuro. Una semplice croce su una scheda elettorale, che permetterà al nostro paese di essere più stabile e più credibile a livello internazionale. è una scommessa su un domani che sarà migliore di ieri.

                                                                                                                                                                                                                                Giulia Iacovelli

Giulia Iacovelli, 19 anni, barese trapiantata a Milano. Studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Fa politica da quando aveva 16 anni. È responsabile scuola e università di FutureDem e membro della Direzione Nazionale dei Giovani Democratici. È tra i fondatori della rete di comitati giovanili per il Sì al referendum costituzionale Generazione Sì.

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