Un ‘copia e incolla’… d’autore: Pietrangelo Buttafuoco, nei mitici panni di Colapesce, spiega ai piazzesi come riscattare il futuro della Sicilia.

Si è concluso con un bottino ricco di nuovi stimoli per il futuro della nostra Isola, l’ultimo fine settimana di agosto 2016 e recante, come consuetudine vuole, firma del suo organizzatore, il Prof. Fabrizio Tudisco, in una fase culturale attestatasi ormai sul viale del tramonto per la Città dei Mosaici, e a cui hanno potuto attingere a piene mani, quanti nella serata di sabato 27 hanno fatto da entusiastico contorno a un’atmosfera fresca di dibattito, nell’elegante, storica cornice della sala del Circolo di Cultura di Piazza Garibaldi. A fare il bis d’ospitata è stato, dopo il successo riscosso lo scorso 2015 sempre nella stessa location, un brillante ed eloquente Pietrangelo Buttafuoco, che per l’occasione ha tenuto banco cavalcando l’onda di un fantastico passato dalle fattezze mitiche, e accompagnando i presenti nella riscoperta del tortuoso percorso di sviluppo siciliano attraverso la leggenda tutta patria di Colapesce, nella parte del quale lo stesso Buttafuoco si è ironicamente calato per circa poco più di un’ora tra le lusinghe dell’attento pubblico presente. Chiunque tra gli intervenuti fosse a conoscenza o meno dell’annoso sacrificio del mitico protagonista cha ha fatto da input al dibattito, ha avuto modo di esserne opportunamente istruito sin dalle prime battute, in cui si è, inoltre, evinto il pesante strascico della problematica alla quale il mito faceva da supporto: le sorti della Sicilia sono a rischio crollo (come una delle sue leggendarie  colonne sottomarine)? Dopo aver efficacemente esordito contestualizzando la Sicilia ai tempi di Federico II (il tempo di Colapesce, appunto), tempi in cui procedeva speditamente verso l’incontro con la modernità, e aver ricordato il ruolo di centralità di cui essa godeva facendolo ispirare direttamente dalla sua posizione geografica collocata nel Mediterraneo, che ha fatto dunque da trait d’union, la conversazione, quasi come modellata sulle dinamiche altalenanti di un elettrocardiogramma, ha mutato tono, gravata dalla consapevolezza di una Sicilia per la quale “nulla si crea, nulla si trasforma…ma tutto si distrugge!” e in cui il mito di Colapesce si inserisce percepito ancor meglio di una qualsivoglia realtà conclamata, a costituire un atto poetico perfettamente a suo agio, nonostante la contaminazione tecnologica. Non manca, Buttafuoco, di redarguire i presenti e, simbolicamente, tutti i siciliani, attribuendo loro una mancanza tra le più grandi: quella di trascurare i punti di forza della terra natìa, in cui patrimonio artistico unitamente a paesaggio, si legano a costituire la ‘risorsa madre’ su cui puntare senza indugi per tornare a ridivenire centrali e, dunque, protagonisti. Nell’attuale status quo generato dalla lugubre sottrazione di una necessaria memoria storica da lungo tempo sostituita da certa ‘memoria retorica’, inutilizzabile, a parere dell’autore, a fini didascalici, quale via dovrà intraprendere la Sicilia per riportarsi sul giusto percorso verso la modernità, e dunque ricollocarsi nel concerto di territori che hanno scelto la linea del riscatto aperta allo sviluppo? Certamente, insegna Buttafuoco, tutto ciò di cui non si ha bisogno, è di un progetto politico: in una terra martoriata da mafia e povertà, sottosviluppo e corruzione, quel poco di zucchero bastante ad indorare la pillola, sta tutto nell’intraprendenza e creatività che alimenta la voglia di fare dei siciliani, nella loro capacità di lasciarsi ispirare, perfino guidare dal buonsenso altrui, lo stesso buonsenso che deve costituire un motivo di sprone per quanti necessitano di ritrovare quel filone di crescita interrottosi tanti secoli or sono e che continua a fare di Federico II di Svevia, lo straniero che aveva a cuore la Sicilia, il saggio governante antenato di una politica non più saggia. È ai siciliani liberi che, in ultimo appello, si rivolge Buttafuoco quando consiglia più volte e a gran voce di ‘copiare’, ossia di lasciarsi prendere la mano dai metodi altrui e soprattutto dai frutti che di tali metodi sono il felice, manifesto risultato. In un vero e proprio ‘copia e incolla d’autore’ risiede dunque lo speranzoso proposito di un’Isola che ha più che mai bisogno di rinascere. Al di là dell’ilarità di certi simpatici intercalare alla maniera ‘buttafuochiana’, la serata è volta al termine non prima dell’attesissima, affettuosa consegna di un prezioso dono con il quale il Prof. Tudisco non ha resistito ad omaggiare il suo ospite: un fine piatto in ceramica decorato a mano dall’esperta maestria dell’artista piazzese Giuseppe Liguori, e recante al centro una goliardica caricatura di un Buttafuoco che, trasformato per l’occasione in moderno Colapesce, come a non voler rendere vani gli sforzi del suo mitico ‘predecessore’, regge eroicamente a odor di inchiostro una Sicilia barcollante e ormai bisognosa della sua leggendaria terza colonna portante…”ca sinnò si spezzerà e la Sicilia sparirà!”

Ambra Taormina

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